Uno Stato finito in polvere

Uno Stato finito in polvere

Luigi Di Maio deve avere un consulente di comunicazione che ama spararle sempre più grosse per mandarlo sulle prime pagine dei media. Ricordate la richiesta di messa in stato di accusa del Presidente della Repubblica ? Poco dopo una clamorosa marcia indietro con scuse a Mattarella. Oggi il primo grido è stata la richiesta urlata a gola spiegata di ritiro della concessione alla società Autostrade. Poi ridimensionata ed infine messa in un cantuccio.I media ascoltano e citano i “social” come se fossero la voce critica del paese ed invece sono solo la pancia flautolenta di una piccola parte di quella società “incivile” che sfoga su FB la sua rabbia e la sua ignoranza.

Ora cerchiamo di raccontarvi i fatti nella loro sequenza reale in modo da poter capire cosa è avvenuto e con quali responsabilità condivise per quei morti dal movimento NO Gronda, M5S, società Autostrade, e tutti gli alti enti interessati alla sicurezza di chi viaggia.

Era il 2014 al Circo Massimo di Roma andava in scena un comizio di Beppe Grillo, poco dopo le alluvioni che avevano devastato la Liguria ed il suo capoluogo. Era il periodo nel quale si parlava con un discreto fermento della Gronda: una infrastruttura che comprende 72 km di nuovi tracciati autostradali e si allaccia agli svincoli che delimitano l’area cittadina (Genova Est, Genova Ovest, Bolzaneto), si sarebbe connessa con la direttrice dell’A26 a Voltri e si ricongiungeva con l’A10 in località Vesima. Un modo per evitare la fiumana di camin pesanti proprio sopra il Ponte Morandi.

In quel comizio, riunione o che altro, Grillo presentando numeri e cifre degli esborsi per la Gronda ed altri progetti simili, gridava che chi aveva in mente di realizzare queste opere “va fermato con l’Esercito italiano!”.

Ancora prima, l’8 aprile del 2013, sul sito internet del M5S è stata ospitata una lettera del Comitato No Gronda nella quale si scriveva :” “Ci viene poi raccontata, a turno, la favoletta dell’imminente crollo del Ponte Morandi”. Nella stessa lettera qualche riga più avanti si racconta della relazione di Autostrade del 2009 nella quale si legge che il Ponte :” potrebbe star su altri cento anni” a fronte di “…una manutenzione ordinaria con costi standard” (queste considerazioni sono inoltre apparse anche più volte sul Bollettino degli Ingegneri di Genova)”. Questo comunicato è prima sparito dal sito dei 5 Stelle nell’immediato dopo tragedia del 14 agosto, poi ricomparso. Ma il Movimento ha anche sostenuto che il sito sul quale era apparso non era quello ufficiale. Questo sarebbe il link : http://www.movimento5stelle.it/listeciviche/liste/genova/2013/04/crescita-felice-comunicato-del-coordinamento-dei-comitati-no-gronda.html)

Ma già prima di allora i 5S reagivano insultando chi avanzava dubbi sulla solidità dell’opera. Nel verbale della seduta pubblica nr.38 del Consiglio Comunale di Genova del 4 dicembre 2012, Paolo Putti,capo del comitato No Gronda e Consigliere del M5S, rispondendo ad un attacco del Presidente di Confindustria di Genova ai Comitati No Gronda affermava in quel Consiglio : “Autostrade in questa aula ci ha detto che il Ponte Morandi potrà star su altri 100 anni. Chi dice il contrario si informi meglio”. Oggi, Paolo Putti, intervistato dal Corriere della Sera riconosce: «Dovevo fare di più per avere certezze sulla stabilità del ponte. Se mi avessero detto che c’era questo pericolo avrei puntato su altre soluzioni».

Arriviamo ai giorni nostri: “Il governo intende sottoporre ad una analisi ‘costi-benefici’ non solo la linea ad Alta velocità Torino-Lione ma anche la Gronda autostradale di Genova, l’Aeroporto di Firenze e la Pedemontana Lombarda” aveva dichiarato il Ministro delle Infrastrutture Toninelli durante un’audizione alla Camera il 1 agosto scorso.

E subito dopo la tragedia Di Maio ha preteso la revoca della concessione ad Autostrade da parte dello Stato. Non che non si possa fare, assolutamente, è tutto previsto nei contratti stipulati e firmati. Ma perché venga revocata una concessione di questo genere, occorrono due elementi su tutti: la “colpa grave” accertata da perizie e dal tribunale, oppure una serie di inadempienze conclamate da parte del Concessionario. Entrambe le cose, al momento non esistono.

Fino ad ora, infatti, non è mai stata mossa alcuna contestazione formale per gravi inadempienze, come richiesto in prima battuta dalla convenzione, alla società Autostrade. Ed il Ministero delle Infrastrutture per poter muovere tali accuse può farlo solo con il materiale in possesso della  Svca, Struttura di vigilanza sulle concessioni autostradali, fino ad oggi non uno specchiato esempio di efficienza. Anche perché la Svca non ha personale a sufficienza per tutti i controlli necessari, come capita da tempo a diversi uffici dei Ministeri.

Infine c’è la questione finanziaria. Lo Stato ha pochi margini di manovra all’interno delle concessioni e dunque ha poco potere contrattuale. Senza contare che sarebbe difficile convincere altri investitori sull’utilità di destinare risorse al finanziamento delle opere autostradali italiane dopo un atto così forte come la revoca di una concessione che oltretutto ha un percorso legale che può durare decenni.

Eduardo Lubrano

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