Un tesoro da 20 trilioni di dollari

Un tesoro da 20 trilioni di dollari
Artico, Groenlandia. Da tempo si sa che lì in alto sul mappamondo ci sono le materie prime che possono decidere i destini del mondo intero. Petrolio, gas, uranio, oro, rubini, diamanti, zinco, terre rare così necessarie alla tecnologie militari, dei cellulari, delle pale eoliche solo per fare gli esempi più importanti.
Il valore stimato di ciò che ancora non è stato estratto dal sottosuolo dell’Artico è di 20 trilioni di dollari: l’intero valore dell’economia americana.
Ciò che arriva dallo sfruttamento dell’Artico compone il 60% del prodotto interno della Russia.
E la Cina vuole partecipare al gioco pur non essendo un paese artico. Ne parleremo tra poco.
La situazione giuridica
Politicamente l’Artico non è di nessuno e di tutti. I paesi artici sono quelli che si affacciano sul mare artico: Canada, Danimarca, Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Svezia, Usa. La Groenlandia appartiene al Regno di Danimarca ma ha una sua autonomia che si configura con un parlamenti di 31 membri ed un primo ministro.
Sette anni fa proprio la Danimarca ha avviato una procedura di rivendicazione di rivendicazione del Polo Nord come estensione della Groenlandia, ma ancora non si è andati molto avanti nell’iter.
I paesi che si affacciano sul mare artico hanno diritti sulle risorse marine entro 200 miglia nautiche al largo delle rispettive coste in vase alla Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti del Mare. Il Polo Nord geografico e la parte restante del Mar Artico sono sotto il regome delle acque internazionali e le risorse che contengono sono patrimonio dell’umanità.
Che succede in artico?
A breve un progetto fra Cina ed Australia porterà all’apertura della più grande miniera sotto le stelle – o a cielo aperto – di uranio. Valore dell’investimento 100 miliardi di dollari. Anche qui l’accusa ai cinesi è quella di nuovo colonialismo tipo quello che accadde in Congo quando il Belgio sfruttò con la forza più bruta quel paese per i minerali e soprattutto per il caucciù necessario per la produzione della gomma. Uno dei tanti orrorri prepetrati dalle potenze europee nel continente africano.
Non basta. La Cina già investe in altre 7 minieri di zinco sempre nell’artico. La Russia ha recentemente installato 20 nuove basi militari nel territorio al confine con quello della NATO e 1800 testate nucleari con il pretesto di esercitazioni sempre più moderne ma in realtà con l’obiettivo di difendere i propri investimenti in Artico.
Anche il Giappone sta pensando ad investire nella zona con la realizzazione di alcuni porti. Perchè se la via dell’Artico dovesse aprirsi definitivamente la strada tra Oriente ed Europa sarebbe molto più semplice e veloce rispetto a quella che oggi transita dal Canale di Suez con evidenti vantaggi dal punto di vista commerciale.
Il prezzo da pagare per tutti noi
Nei primi sei mesi del 2018 in Groenlandia ed in Artico ci sono state già 61 ore nelle quali la temperatura è stata sopra lo 0. Mai successo. Ciò che accade ai poli geografici del mondo ha un immediata effetto sul resto del pianeta e porta sconvolgimenti. le famose frasi fatte tipo “Non ci sono più le messe stagioni” derivano proprio dai cambiamenti climatici devastanti ai quali l’uomo sta contribuendo da decenni non solo con le immissioni nell’aria di emissioni inquinanti ma anche con lo sfruttamento dell’Artico in modo intenso. Alterando la natura e la vita del termostato del mondo l’uomo sta alterando la quotidianità delle nostre giornate che troppo spesso e sempre più spesso cambiano tempo dalla mattina al pomeriggio. Il prezzo da pagare alla nostra sfrenata voglia di modernità, velocità, tecnologia sempre più precisa e bella è questo.
Basta scegliere cosa vogliamo
Eduardo Lubrano

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