Un nuovo rottamatore alla segreteria PD?

Un nuovo rottamatore alla segreteria PD?

Un giovane outsider ravviva la rosa dei candidati al prossimo congresso del Partito democratico.

Trentenne laureato in filosofia, Dario Corallo proviene dalle fila di giovani Dem. Una candidatura a sorpresa che rappresenta un mix di formule nuove e meno nuove. Di nuovo c’è indubbiamente la sua faccia, la sua storia, di certo non corrose da esperienze passate di governo. Si tratta infatti di un autentico outsider. Alla fisiologica inesperienza egli può rispondere con la verginità di chi non viene dall’establishment o da ambienti attigui, una merce rara nel PD, almeno per quanto riguarda la percezione di gran parte dell’elettorato, sia in generale sia di quello di riferimento.

Singolare e significativa invece la formula che rimanda al passato, a un passato molto recente: la rottamazione. È lo stesso Dario Corallo infatti a definire la sua campagna per la segreteria PD come “una rottamazione 2.0 per via della nausea verso l’attuale classe dirigente”, una classe dirigente che afferma senza tentennamenti di voler “azzerare”.

“Rottamazione”, “nausea”, “azzerare”. Tutte parole che la sinistra campione mondiale dell’indignazione a senso unico ha sempre associato con disprezzo al mondo renziano. Ed è qui che arriva, davvero sorprendente, l’altra novità. Il giovane Corallo, che presenta la sua come una candidatura dal basso, sostiene di non avere correnti a sospingerlo, ma di avere un consenso che va oltre il recinto politico del PD, arrivando a interessare “compagni” di LeU e addirittura di Potere al Popolo.

Da questo si possono trarre due considerazioni, per nulla scontate e soprattutto molto interessanti. In primo luogo vediamo come quei concetti quali “rottamazione” e “azzeramento”, considerati abominevoli colpe se usate da Matteo Renzi e da chi lo ha sostenuto, diventano magicamente fascinose parole d’ordine se usate non solo dalla sinistra del PD, ma addirittura da quelle anime belle sempre pronte a combattere con donchisciottiano coraggio contro presunte dittature, salvo poi sorvolare con indulgenza sulla condotta di chi davvero urla e agisce contro la democrazia e i suoi presidi.

In secondo luogo vediamo come il vituperato PD sia ancora un mondo a cui guarda anche chi non ne fa parte, o non ne fa più parte.

Dopo lo scorso 4 marzo nulla di tutto questo era pensabile. Ora è realtà.

Red

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