UK verso l’addio: un suicidio annunciato

UK verso l’addio: un suicidio annunciato

La Brexit è oppure no un buon affare per l’Inghilterra e il popolo inglese? I dati che emergono dipingono un quadro nettamente negativo. Per gli Inglesi si prospetta un tardivo risveglio dal furore populista nel quale, al pari di altri popoli europei, avendovi trovato un comodo discount dello sfogo, hanno creduto di potervi trovare anche una scorciatoia per il riscatto e perché no per la rivalsa; il tutto percorribile senza conseguenzeOvviamente non è così.

Innanzitutto la finanza. L’ultimo indice Z/Yen Global Financial Centres ci dice che la Corona ha perso lo scettro. Londra non è più il primo centro finanziario del mondo. La City è un po’ meno City. C’è qualcosa di epocale in questo dato, eppure, l’apparente evanescenza dell’economia finanziaria impedisce alla pancia di comprenderne la portata. E allora scendiamo nel più prosaico “quotidiano” di tutti noi, limitandoci a fare un paio di esempi concreti.

Ultimata la Brexit, gli Inglesi potranno fare beatamente carta straccia degli odiatissimi vincoli UE. Su tutto, servizi, prodotti, spostamenti. Per il comune cittadino inglese è un sogno che finalmente si avvera.

Ma quel cittadino inglese, fiero di non essere più “europeo”, non potrà più guidare in nessuno dei Paesi dell’Unione, in quanto la patente di guida inglese non sarà riconosciuta.

Sulla salute poi saranno “dazi amari”. Il festante cittadino inglese comune vedrà lievitare sensibilmente i prezzi dei medicinali. Il settore farmaceutico vale circa il 10% del PIL nazionale. Oltre al trasloco dell’European Medicines Agency (EMA), l’authority dell’Unione Europea avente il compito di sperimentare, certificare e autorizzare i farmaci con validità in tutto il continente, il Paese vedrà una fuga di massa dei grandi gruppi come Glaxo SmithKline,  AstraZeneca, Btg, Shire e Tiziana Life Sciences, che avevano fatto di Londra una delle capitali mondiali del settore.

Inoltre le aziende perderanno l’accesso diretto al mercato, le università vedranno crollare il numero degli iscritti, perdendo così contratti e fondi, con grave discapito per la ricerca, che rappresenta non solo la punta di diamante dell’industria farmaceutica inglese, ma una vera e propria marcia in più dell’intero sistema paese rispetto a molti competitor, europei e non.

E questo schema, tanto semplice quanto inappuntabile, è applicabile anche agli altri comparti dell’industria del Regno Unito.

E allora, ne vale davvero la pena?

Mauro Pasquini

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