UK, l’allarme del Fondo Monetario

UK, l’allarme del Fondo Monetario

Mentre il premier May striglia i Tories ribelli, il FMI conferma previsioni negative per l’economia UK con o senza accordo

È durata meno di 24h la tregua tra le due anime del Conservative Party inglese, divise fra colombe favorevoli al “piano May” per una Brexit morbida, e falchi favorevoli invece ad una hard Brexit, che prevede la fine immediata di qualsiasi vincolo con la UE.

Davanti alle telecamere della BBC, il premier il Theresa May ha sfoderato un tono da ultimatum. Rivolgendosi ai “ribelli” nel suo partito, ha dichiarato che l’unica alternativa al suo piano per una soft Brexit sarà “nessun accordo”, ossia una rottura con la UE. In altre parole, un divorzio non consensuale.

Il continuo ping-pong di dichiarazioni di rottura, poi concilianti, poi di nuovo di rottura sta allarmando uomini d’affari e investitori, preoccupati che la palude nella quale sono finiti maggioranza e partito di governo del Regno Unito, possa destabilizzare l’Inghilterra e l’intera eurozona, con il rischio di spaventare i mercati e paralizzare gli scambi commerciali.

In effetti, ad oggi, non è chiaro se il premier May possa contare  alla Camera dei Comuni sui 320 voti necessari per far passare il suo piano “soft”.

A confermare le preoccupazioni di imprenditori e investitori, arriva il giudizio del FMI (Fondo Monetario internazionale), secondo il quale lasciare la UE sarà comunque un grave danno per l’economia britannica, a prescindere dalla forma “hard” o “soft” che sarà scelta dall’indeciso e traballante governo inglese.

Insomma, che a spuntarla sia Theresa May o gli irriducibili della hard Brexit, l’economia del Regno Unito peggiorerà. Questa è l’impietosa realtà che viene a seppellire le mirabolanti previsioni degli alfieri della Brexit.

In presenza di un accordo soft il Fondo aveva previsto una crescita dell’economia britannica del 1,5% per il biennio 2018-19. Una dato assai deludente, che pone il Regno Unito dietro a Germania e Francia. In caso di mancato accordo, ha affermato il capo del FMI, la francese Christine Lagarde (in foto), non si tratterebbe più di crescita insufficiente bensì di “contrazione”. Con buona pace di sovranisti, populisti e anti-euro si ogni sorta. Ecce Brexit.

Mauro Pasquini

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