UE: no alla Brexit morbida, più tempo per un accordo

UE: no alla Brexit morbida,  più tempo per un accordo

Dopo un tira e molla durato tutta l’estate, per bocca del capo negoziatore UE per la Brexit Michel Barnier, Bruxelles respinge il piano per una “Brexit morbida” elaborato del Primo ministro conservatore Theresa May, che prevedeva la creazione di “un’area di libero scambio” tra Gran Bretagna e Unione Europea.

A luglio la May aveva avuto la meglio sulla parte più intransigente del suo partito e della sua maggioranza, imponendo la sua visione di proseguire nel cammino di uscita dall’Unione Europea, senza però recidere in toto e da subito tutta una serie di vantaggiosi accordi commerciali con Bruxelles. Una strategia certamente tesa a scongiurare stress all’economia e agli scambi finanziari del Paese, ma anche a quietare le crescenti preoccupazioni nell’elettorato per un percorso che quasi da subito si è rivelato molto più impervio e rischioso rispetto a come fu venduto all’opinione pubblica in vista del referendum del giugno 2016.

In quei mesi di campagna referendaria, anche i più moderati promotori per il “si” alla Brexit non disdegnarono di accodarsi in tutto e per tutto ai donchisciotteschi sogni di autarchica gloria delle frange più populiste del Tory Party, sorvolando allegramente o al limite facendo spallucce sulle immediate implicazioni economiche che già al tempo erano assai facili da prevedere, senza bisogno di essere dei profeti.

Forte ma non abbastanza da reggere da sola, l’Inghilterra si trova oggi a fare una confusa marcia indietro. Assai arduo sarà per il governo May continuare a mantenere il piede in due staffe. Le dimissioni dal governo degli ultras della Brexit David Davis e Boris Johnson non possono di certo bastare a risolvere una questione che non è di metodo, ma profondamente di merito.

E infatti Bruxelles dice no a un piano ritenuto “illegale” per le leggi su cui si fonda l’Unione. Per la UE accettare l’esistenza di un rapporto “particolare” con l’Inghilterra sarebbe la negazione di se stessa.

Secondo Michel Barnier questo non significa agire contro il Regno Unito, con il quale permane la volontà di trovare urgentemente un accordo, bensì vuol dire abbandonare definitivamente una dimensione umorale della trattativa, che ha già lasciato troppo spazio al populismo e troppo poco alla politica.

A prova della volontà di Bruxelles di non avere intenti punitivi contro Londra, lo stesso Barnier ha affermato che la deadline per un accordo può slittare a novembre.

Paese che vai, populismi e lacrime di coccodrillo che trovi.

Mauro Pasquini

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