TAV e M5S, un treno di bugie

TAV e M5S, un treno di bugie

Mentre a Torino le parti in causa si scambiano i ruoli canonici, con il Comune che diventa ufficialmente NO TAV e la piazza che invece risponde “si” alla realizzazione della “Torino-Lione”, in molti si chiedono quali conseguenze ci saranno dopo la scelta per il NO della Torino a cinque stelle.

Sul sito NOTAV.INFO si sostiene che il blocco non avrà costi. Niente penali da pagare alla Francia, nessun contributo da restituire all’Europa in quanto, si legge sul sito,Dulcis in fundo, si contesta che la tratta sarebbe quasi interamente destinata al trasporto di merci che però “non ci sono”. A supportare tale visione si afferma che “il transito di merci complessivo sull’arco alpino non cresce da oltre dieci anni; lungo la direttrice Italia – Francia è in calo costante da vent’anni”.

Ma è proprio così?

Il Commissario straordinario alla TAV, Paolo Foietta, sostiene che in realtà il blocco dei lavori costerà di più che finire l’opera. Pur avendo già confermato in passato che “penali a livello europeo non ci dovrebbero essere” , Foietta ritiene tuttavia che la mozione Appendino costerà due miliardi di euro, in “penali e spese per contenziosi”, oltre ai pagamenti dovuti “alle società che hanno vinto gli appalti per i primi lavori”.

”La tratta attuale – spiega Foietta – è del tutto fuori mercato, quindi decidere di non realizzare la Tav significherebbe far passare tutte le merci solo su strada: oltre 3,5 milioni di mezzi pesanti, secondo i dati del giugno 2018, che invaderebbero le autostrade del Piemonte, molte delle quali sono vecchie e rischiano di non essere in grado di sostenere questo traffico”.

Un governo che ha scelto di chiamarsi fuori da un sistema internazionale nel quale il solo Marocco sta sviluppando 300 km di rete ferroviaria ad alta capacità, creando uno dei tre potenziali ”missing ring” (di cui uno tra Francia e Spagna, mentre l’altro è il terzo valico) nella rete europea che collega Budapest ad Algeciras, insiste Foietta, “indica un provincialismo assurdo, che dimostra che non si vuole capire che si deve ragionare a livello globale”. “A furia di dire no a tutti i progetti della pianura Padana – avverte – rischiamo che venga dato il via alla Budapest-Lione, con cui l’Italia sarà tagliata del tutto fuori dal corridoio europeo, e questo Governo sarà ricordato per il fallimento dell’Italia”.

Ma dietro alla guerra di cifre, per il M5S c’era una missione ben più urgente: controbilanciare la marcia indietro sulla TAP con cui il Movimento ha piegato la testa alla necessità di realizzare un’opera strategica per il Paese. In questi giorni i grillini stanno mandando al mattatoio molti dei loro cavalli di battaglia, basti guardare alla rassicurazione sul salvamento delle banche in difficoltà, al varo del condono fiscale, del edilizio a Ischia. La bandiera bianca sventolata da Di Maio sulla questione TAP ha provocato forti proteste contro il Movimento in Puglia. Il sindaco Appendino si è subito mobilitato, ipotecando per questioni di partito gli interessi della città e del Paese.

La maggioranza è nel caos più totale. Salvini tace e si gode l’agonia dei grillini, che dovevano aprire il parlamento come una scatola di tonno e ora si agitano come tonni stretti in una rete. L’Italia intanto si ferma dopo tre anni di espansione. Quanto può durare ancora tutto questo?

Red

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