Sport e genitori: una soluzione semplice

Sport e genitori: una soluzione semplice

Genitori delizia dei figli. Sempre e comunque. Quando si parla di sport però spesso è necessario aggiungere anche croce. Perché le cronache sono piene di risse ignobili tra parenti di giovani atleti sugli spalti, di discussioni infinite tra allenatori e padri o madri che reclamano più attenzioni per il proprio pargolo “baciato dalla natura”.

Una questione insopportabile. A San Giovanni Valdarno, vicino Firenze, la società di basket che ha ragazze e ragazzi (prime squadre in A2 femminile e in serie D maschile) in ragione di circa 200 tesserati per la Federazione Italiana Pallacanestro hanno avuto un’idea. Nel 2015 il nuovo consiglio direttivo della società si è trovato di fronte ad una serie di criticità innescate dagli interventi molto pressanti delle famiglie degli atleti ed atlete che discutevano i programmi del club: le squadre, la composizione dei gruppi, la partecipazione a questo piuttosto che a quel campionato, gli orari degli allenamenti, le trasferte e via dicendo. Fino ad arrivare alle cose più classiche “perché mia figlia/figlio gioca così poco? Ma l’allenatore ce l’ha con lui?”. Tutto sia chiaro nella norma di quanto avviene in ogni città, in ogni società sportiva di qualunque sport. Di questi tempi.Proprio sui tempi cambiati hanno ragionato quelli del San Giovanni Valdarno ed hanno deciso di istituire la figura della Responsabile dei rapporti con le famiglie degli atleti. Chiara Lorenzini, ex giocatrice, mamma a sua volta. Una mediatrice tra le diverse esigenze.

“Non è stato facile per niente e non lo è ancora – ci ha raccontato – ma devo dire che il successo c’è. A metà magari ma c’è. Non è sempre facile intercettare tutti i problemi perché non tutte le ragazze ed i ragazzi si esprimono allo stesso modo e quindi non tutti i genitori argomentano i loro pareri ma siamo riusciti a seminare un po’ di consapevolezza che talvolta l’intervento della famiglia in certe scelte, decisioni di una società non è opportuno, non è gradito.  A volte, di contro, basta comunicare certe cose nel modo giusto per non sentirsi opporre lamentele inspiegabili. E lo stesso lavoro va fatto, e lo faccio, con gli allenatori che all’inizio non capivano benissimo la mia figura. Non pretendo di essere l’educatrice di nessuno, ma sono contenta della scelta che abbiamo fatto e penso che sia una figura importante dettata dalla società che viviamo ed alla quale ogni tanto bisogna adeguarsi”.

La signora Lorenzini non è a conoscenza se ci siano altre società sportive che abbiano pensato ad una situazione del genere. E forse ha ragione: nessuno ci ha pensato. Quando invece una decisione così semplice ma così tanto basata sul buon senso come quella del San Giovanni Valdarno aprirebbe le porte veramente ad una rivoluzione nel mondo sportivo nei rapporti tra genitori e figli molti dei quali sono spesso costretti ad essere sportivi a tutti i costi da padri (soprattutto) frustrati che li vedono come il loro riscatto o una possibile fonte di guadagno futura. Ma sarebbe una rivoluzione anche nei rapporti tra famiglie e società sportive che troppo spesso somigliano a quelli tra scuola e famiglie.

Eduardo Lubrano

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