Sammezzano: l’Oriente in Toscana

Sammezzano: l’Oriente in Toscana

La triste storia del castello di Sammezzano, situato nella frazione di Leccio, nel comune di Reggello, in provincia di Firenze, è lo specchio di questa nostra Italia, che possiede tesori da far impallidire il resto del mondo, che non riesce a tutelare. È oramai dal 2015 che l’associazione Save Sammezzano si batte per la difesa di questo sito, che al momento nessuno può visitare. La sua bellissima storia è strettamente legata a quella della sua rovina.

L’area di Sammezzano è costituita da un grande parco di 65 ettari, che ospita circa 130 specie erbacee rarissime, provenienti da tutto il mondo, dal castello e da altre costruzioni, come la Cascina di Caccia, il ponte moresco e la grotta di Venere.

Costruito intorno al IX secolo, originariamente il castello aveva il ruolo di fortezza medievale. Successivamente, furono le famiglie nobili fiorentine più famose a dimorarvi: i Gualtierotti e i Medici. Ma fu nell’ ‘800 che la struttura assunse lo stile che presenta adesso: tra il 1842 e il 1890, il marchese Ferdinando Panciatichi Ximenes d’Aragona scelse per il forte uno stile eclettico orientalista, ispirato all’Alhambra di Granada. Il Castello divenne l’unico e il primo esemplare di questo genere nella penisola: le coloratissime piastrelle, gli stucchi, le sculture furono realizzate da maestranze prettamente locali. La costruzione si presenta come un dedalo di stanze, ispirate alle più disparate correnti architettoniche. La Sala dei Pavoni è ispirata al moghul indiano ed è chiamata la Cappella Sistina di Sammezzano (la Bbc ha inserito il suo soffitto tra i 10 più bei soffitti del mondo). La Sala da Ballo, in stile moresco; la Sala d’Ingresso, realizzata in un mix di stile moresco e barocco; la Galleria delle Stalattiti, realizzata in stile arabo, ispirata all’Alhambra; la Sala dei Gigli , che presenta un mix tra stile moresco e quello indocinese; la Sala degli Amanti, dove prevale lo stile islamico.

La storia del Novecento ha lasciato importanti segni nel sito: i nazisti razziarono il Castello, che fu usato successivamente come ospedale di fortuna dagli alleati. Intorno agli anni ’60, una nuova gestione trasformò l’area in albergo-ristorante di lusso e questa fu la sua veste fino al 1990. Da allora, l’area versa nell’abbandono. Solo nel 2013, nel bicentenario della sua nascita, fu costituito un Comitato, che riuscì a riportare i riflettori sull’edificio. Ma nel 2015, questo fu messo all’asta. Il 2015 è l’anno della nascita di Save Sammezzano, un movimento civico, che ha avviato diversi progetti per sensibilizzare i cittadini italiani su questo patrimonio immenso.

Il Castello di Sammezzano è chiuso e inutilizzato da oltre 25 anni. Per questo l’area è in via di decadimento e molti vandali hanno portato via anche delle sue parti. Sono pochissime le persone che hanno avuto accesso a questo sito, specie alle sale ridotte peggio. Solo lo scorso anno, sono iniziati alcuni lavori di conservazione, per limitare i danni, ma quest’anno questi sono stati interrotti.

Attualmente la struttura appartiene ad una società italo-inglese, la Sammezzano Castle Srl, che 15 anni fa la acquistò all’asta. Dal dicembre 2017, però, il Castello è in stato di fallimento. Essendo un bene privato, lo Stato, i comuni e la Regione non hanno mai avviato lavori per valorizzarlo e il sito rischia di morire.

Sebbene Save Sammezzano si sia mosso per inserire il Castello tra i Monumenti più importanti d’Europa e del mondo, non è possibile nemmeno recepire denaro, in quanto ad oggi la proprietà dell’immobile non è definita. A gennaio, Sammezzano è finito nei “7 Most Endangered programme 2018”, un programma lanciato nel gennaio 2013 da Europa Nostra, tra le più rappresentative organizzazioni per il patrimonio culturale in Europa, con l’European Investment Bank Institute, allo scopo di salvare e conservare luoghi di importanza storica. Ma purtroppo il sito non ha passato le selezioni e il suo futuro resta appeso ad un filo.

Maria Panariello

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