Salvini cerca alibi. I fatti lo smascherano

Salvini cerca alibi. I fatti lo smascherano
DALL’EUROPA FONDI SUBITO UTILIZZABILI. La Commissione europea risponde alle lamentele di Salvini, che tra le macerie ancora fumanti lavora strenuamente per crearsi un alibi per il futuro imminente.

 

Tra un selfie e una nuotata, il Ministro dell’Interno pone una sofferta domanda : “Viene prima il diritto alla sicurezza dei cittadini italiani o il rispetto dei vincoli europei?”.

Da Bruxelles si ricorda al leader leghista che nel periodo 2014-2020 sono stati stanziati  “2,5 miliardi di euro in fondi strutturali e di investimento europei per infrastrutture di rete, come strade o ferrovie”. E che “la Commissione ha approvato un piano di investimenti per le autostrade italiane, che “consentirà di portare avanti circa 8,5 miliardi di euro di investimenti, anche nella Liguria”

Genova è in ginocchio. La Lega è al governo nel Paese, in regione Liguria ed è colonna portante dell’amministrazione comunale di Genova. Una concentrazione di responsabilità, consegnata dalla fiducia dei cittadini, che davanti al dolore per le vittime e al disagio di chi ha dovuto abbandonare abitazioni, laboratori, negozi, garage, impone scelte immediate, concrete, efficaci. Da qui l’urgenza di mettere le mani avanti, affidando a tifo, odio e superficialità il compito di distrarre lo share dall’indignazione in Italia e nel resto del mondo.  E tra i bersagli verso i quali forzare l’attenzione non poteva mancare l’Europa. Salvini parla di “obbedienza contabile” che ci impedirebbe di spendere i soldi a disposizione. Un tema delicato che Salvini, consapevole di non avere progetti concreti a suggellare la proprie istanze, preferisce eludere preventivamente con bordate a favore di pancia. Il solito schema grilloleghista, creare la rissa per apparire all’attacco, quindi approfittarsi del frastuono per scappare dal confronto.

Non una parola sulla burocrazia italiana, che affoga progetti, talenti, professionalità, idee, in un mare tossico di conflitti di competenza fra istituzioni, enti pubblici, sovrintendenze, associazioni di consumatori, comitati civici. Ora che la Padania non è altro che una scritta su felpe e magliette e il nuovo mantra è “sovranità nazionale”, Salvini non può soffermarsi troppo sulla burocrazia italiana. La Lega è nata in contrapposizione a “Roma ladrona”. Poi, raggiunti gli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama, e la “tavola rotonda” di Palazzo Chigi, il leghismo è diventato parte integrante della borbonica, criminogena, antinazionale burocrazia italiana. La stanzialità della Lega nella palude dell’inefficienza è solo in parte riscattata da alcuni amministratori locali leghisti dimostratisi capaci. A livello nazionale, quando è stato il momento di schierarsi per rendere più efficiente la macchina dello Stato (es. il recente referendum costituzionale) la Lega si è messa di traverso, sempre, creando gravi problemi ai suoi stessi sindaci e presidenti di regione.

Nel frattempo, l’azionista di maggioranza del governo gialloverde e campione di retromarce, Luigi Di Maio, affonda titoli per ottenere titoloni.

Lasciamoli lavorare…

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