Salviamo il Museo Campano di Capua

Salviamo il Museo Campano di Capua

In questi giorni si sta consumando la lenta agonia del Museo Campano di Capua, un gioiello della cultura occidentale, definito dal grande archeologo Amedeo Maiuri:

Il Monumento più insigne della civiltà italica in Campania.

Già nel 2016 come immediato effetto della Legge Del Rio erano stati decurtati i fondi per il sostentamento della struttura ma mai si pensava che si potesse arrivare alla chiusura e proprio lo scorso anno fu lanciata una prima petizione Aperti per Voi, da parte di una rete di volontari insieme al Touring Club Italiano con dei punti di raccolta firme, per dare un futuro certo e definitivo al Museo Campano. Oggi, che la situazione è peggiorata torna una petizione online per chiedere alla Regione Campania e al Mibact di intervenire per evitare la chiusura della struttura museale. Infatti, lo scorso anno la Regione Campania si è assunta l’onere degli stipendi per gli 8 dipendenti ma mancano all’appello i fondi per la gestione pluriennale e al momento è in atto un tavolo di concertazione tra Regione e Mibact su chi dovrà praticamente sostenere il Museo.

La nuova petizione questa volta è online legata al progetto Adotta una madre che vede coinvolti cittadini e personalità di cultura piu’ sensibili e impegnati nel ruolo di testimonial nel salvaguardare la ricchezza del nostro patrimonio italiano. Ai testimonial si chiede un:impegno di natura culturale e di grande impatto simbolico indirizzato a promuovere la conoscenza delle Matres Matutae ossia il patrimonio di statue risalenti tra il IV secolo e il II secolo a.C per la giusta valorizzazione a livello nazionale ed internazionale. Le madri del Museo di Capua formano un complesso unico nel suo genere ed un raro documento in Campania di scultura pre-imperiale. Esse infatti, sono la testimonianza più eloquente del culto con il quale gli antichi campani onoravano il mistero della vita considerando la maternità come un dono divino e rendendo spirituale l’evento della nascita. Ad auspicare un confronto tra i diversi livelli istituzionali per salvaguardare l’importante sito museale di Terra di Lavoro, è l’On. Camilla Sgambato, che interviene sulla questione sostenendo che insieme al Sottosegretario Antimo Cesaro hanno proposto di: mettere intorno ad un tavolo la Provincia di Caserta, quale proprietaria del sito culturale, la Regione Campania cui spetta la competenza in materia, ed il Mibaact, cui è demandata la politica di valorizzazione dei beni culturali, per favorire la ricerca di una soluzione ad una problematica che rischia seriamente di determinare non solo la chiusura del Museo Campano, ma anche e soprattutto di provocare il trasferimento altrove delle collezioni delle Madri che rappresentano un patrimonio culturale e storico dal valore inestimabile per la città di Capua e per l’intera Terra di Lavoro.

Il Museo Provinciale Campano di Capua, fondato dal Canonico Gabriele Iannelli nel 1870 è proprietà dell’Amministrazione Provinciale di Caserta. Ospitato nello storico palazzo Antignano la cui fondazione risale al IX secolo. L’edificio vanta lo splendido portale durazzesco-catalano che reca incastonati gli stemmi degli Antignano e d’Alagno.(due delle famiglie nobiliari dell’epoca)

Capua, illustre ed antica metropoli della Campania, venne prescelta quale depositaria delle più importanti memorie della Regione; il monumentale e storico Palazzo dei Principi di S. Cipriano, dono del Municipio, fu la sede del Museo; l’Amministrazione Provinciale di Caserta si assunse il finanziamento per la gestione di esso.
Nel 1874 il Museo venne aperto al pubblico.

II Museo è diviso in due reparti: Archeologico e Medievale con annessa un’importante Biblioteca; occupa 32 sale di esposizione, 20 di deposito, tre grandi cortili, un vasto giardino.

Le Madri

A sinistra del cortile (dalla V alla IX sala) é ospitata la collezione delle Madri, la più singolare e preziosa del Museo Campano, tra le più rare che Musei italiani e stranieri possano vantare. Nell’anno 1845, durante uno scavo eseguito per lavori agricoli, in località “Petrara”, in prossimità dell’antica Capua, vennero alla luce i resti di una grande ara votiva Nel 1873 e fino al 1887 si effettuarono ricerche con finalità archeologiche ricavandosi da esse abbondante materiale e specialmente un numero considerevole di statue in tufo riproducenti quasi tutte una donna seduta con uno o più bambini tra le braccia, dando la esatta prova che nel luogo fosse esistito un tempio. Solamente una differiva dalle altre: invece di tenere neonati tra le braccia aveva nella mano destra una melograna e nella sinistra una colomba, simboli della fecondità e della pace,quindi quella sola doveva rappresentare la dea tutelare del tempio dedicato alla maternità.

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