Ripartire da Proudhon ?

Ripartire da Proudhon ?

Il PD, lo stato maggiore, e i militanti sono in stato confusionale. Si susseguono dichiarazioni che conducono a riposizionamenti per poi sparigliare di nuovo seguendo l’onda dei sondaggi. La verità è che mancano le idee, i progetti, non le cose da fare. Quelle sono dichiarazioni semplici che tutti sono in grado di fare, sia i bambini che i 5Stelle. Quello che manca è una identità politica, coraggiosa.

Quarant’anni fa Bettino Craxi spediva al settimanale “L’Espresso” il suo saggio su Proudhon in cui affermava tra l’altro che “il comunismo è una religione mentre il socialismo è democratico, laico e liberale” Affermazione che spaccò il fronte delle sinistre, portò a riposizionamenti politici e dette al PSI una identità forte, chiara. Tre anni dopo fu lo stesso Berlinguer a riconoscere che “la spinta propulsiva della rivoluzione d’ottobre era finita”. Da quel momento cominciò la corsa dei dirigenti comunisti ad accreditarsi come socialdemocratici.

Questo per il PD è un momento tossico. Non esiste alcuna idea precisa di partito, di comunità, di pluralismo. Tutte parole al vento usate per sbattersi il petto in TV, sui giornali, sui social, in una spirale di invettive e contro-invettive che ha portato a una rovinosa guerra fratricida. Pura manna dal cielo per il populismo, la cui onda nera si era fatta già abbastanza strada da sola e non aveva di certo bisogno dell’aiuto arrivato dello stato di congresso perenne in cui vive il PD degli ultimi anni.

Sarà un percorso lungo. Il disamore richiede tempo per essere anche solo parzialmente riconvertito in rinnovata fiducia. Ma chi si è candidato alla segreteria in contrapposizione alle politiche fin qui portate avanti dal partito, dovrà dimostrare con i fatti, e non solo con i distinguo e gli assist dall’esterno, che il consenso perduto è recuperabile con le formule che va proponendo. Formule da vecchia politica, da vecchi partiti. Occorre avere il coraggio di investire su un’identità non solo al passo con i tempi ma anzi proiettata verso il futuro. Occorre ripartire da Proudhon o da chi per lui.

Occorre cultura e mettere in campo idee, se ci sono. Altrimenti meglio chiuderla quì questa ultima stagione dove anche l’ultimo leader Matteo Renzi fa un passo indietro e non si ricandida.

Per il PD, il primo test sarà la partecipazione alle primarie per il prossimo congresso. Quei numeri ci racconteranno il livello e la distribuzione dell’entusiasmo dell’elettorato verso il nuovo corso.

Per tutti, il tempo degli alibi sta finendo.

Luca Ajroldi

Mauro Pasquini

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