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Re e regine dei talk show

Questo post è caldamente sconsigliato ai giovanissimi non accompagnati e agli adulti, uomini e donne, perchè potrebbe urtare profondamente la loro suscettibilità, buon senso e fiducia negli altri.Guardare i talk show nuoce gravemente alla salute.

L’ultimo match è andato in onda lo scorso 21 febbraio sul ring di “Piazzapulita”. Si fronteggiavano sul caso Diciotti due giornalisti, Mario Giordano e Alessandro De Angelis, vice direttore dell’Huffington Post.  Dopo le schermaglie iniziali è arrivato l’affondo di De Angelis: “Mi rendo conto che sei molto sensibile a questo clima di intolleranza che c’è nel paese…” Giordano non ci sta e inviperito chiede delle scuse che non arrivano. E così il giornalista Mediaset prima minaccia l’abbandono, poi si alza e se va.

Un episodio spiacevole? No, piuttosto la regola. Nei talk show politici non c’è quasi più traccia di scontro di idee, è rimasta solo la rissa.  Chi più è aggressivo e riesce a zittire l’avversario di turno esce vincitore dal ring catodico.

L’escalation ha cancellato ogni forma di bon ton e se fino a qualche tempo fa gli interlocutori si limitavano ad interrompersi a vicenda, magari alzando i toni, oggi si è passati all’insulto personale.

Insomma, il messaggio che arriva dalla tv è chiaro: vince chi urla e umilia l’avversario.

I campioni di questo modo sguaiato di affrontare i dibattiti televisivi sono naturalmente i politici e giornalisti, con questi ultimi in netta ascesa.

Il modello ormai consolidato dei confronti in tv è sempre lo stesso: il conduttore di turno finge di indignarsi e invita tutti alla calma mentre gli ospiti in studio urlano tutti insieme lasciando sempre più perplesso il povero telespettatore che sperava di capire qualcosa dell’argomento al centro del dibattito.

Qualche esempio di questa deriva? Vittorio Sgarbi, che chiede a Bianca Berlinguer, di zittire Mario Giordano: “ Sto parlando io – urla alla conduttrice –  vuoi farlo stare zitto? Lo strangolo“. Oppure Maurizio Gasparri, che dà della “controfigura” all’economista Antonio Maria Rinaldi dal salotto de “L’aria che tira” su La7.

Una delle risse più violente degli ultimi tempi è quella che ha visto protagonisti Maurizio Belpietro e Udo Gumpel a “Cartabianca”.

Il giornalista tedesco, corrispondente per la tv Rtl in Italia, parla del problema delle occupazioni da parte degli immigrati e degli sgomberi al Baobab di Roma. Il dibattito si accende fino a quando Udo Gumpel dice a Blpietro: “Fesserie! Fesserie! Sei uno che racconta fesserie!”. Il direttore de “La Verità” risponde per le rime: “sei un agit-prop che spara balle, vai a fare un altro mestiere», con la Berlinguer quasi costretta a cacciarli dallo studio. Il vero fuoriclasse è però Vittorio Feltri, che spara ad alzo zero verso chiunque. E’ il re assoluto del politicamente scorretto.

I politici più ricercati dalle redazioni sono sempre gli stessi: tra i più gettonati Daniela Santanchè, Alessandra Mussolini, Maurizio Gasparri, Vittorio Sgarbi. Con loro in trasmissione non c’è il rischio che tutto fili via liscio.

La rissa, insomma, non è un incidente di percorso, ma è un elemento essenziale del talk show e tutto è costruito per ottenere l’effetto desiderato: più si litiga, più si alzano gli ascolti. Se per esempio il tema è l’immigrazione, non si inviteranno mai in trasmissione due politici con le idee chiare ma tranquilli e pronti ad ascoltare l’interlocutore prima di rispondere. Meglio chiamare un ospite che va subito su di giri, un provocatore, come per esempio Daniela Santanchè   e metterla a confronto con un rappresentante di qualche ong. Il risultato è garantito: urli e offese come se piovesse.

Il copione prevede naturalmente che il conduttore di turno mostri una certa insofferenza per le intemperanze degli ospiti e c’è chi, come Serena Bortone ad “Agorà”, si affida ad una campanella per sedare gli animi.

Ma il  peggio potrebbe essere non ancora arrivato. Il giudice genovese Clara Guerello ha stabilito che non è reato insultare qualcuno nel corso di un talk show a patto che il “rivale” sia presente almeno in collegamento e quindi possa rispondere in tempo reale. Vittorio Sgarbi può dormire sonni tranquilli. Qualche tempo fa nel programma di Nicola Porro “Quarta Repubblica” si era rivolto a Mario Giordano urlando “sei un comunista di merda, sei una zucca vuota, sei una merda secca. Sei rincoglionito nel buco del culo”.

Per sua fortuna Mario Giordano era in collegamento e quindi Vittorio Sgarbi non l’ha offeso. Quando si dice la fortuna…

 

Ezio Tamilia

 

 

 

 

 

 

 

 

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