Ponte Morandi. Governo dove sei?

Ponte Morandi. Governo dove sei?

Genova è in ginocchio, da più di quaranta giorni. E in tutto questo tempo che cosa abbiamo visto noi cittadini più fortunati, dal nostro tranquillo divano? Lo sciacallaggio di chi governa a macerie ancora fumanti, lo scaricabarile delle ore successive, lo scatto repentino per “agganciare” selfie e applausi ai funerali, le liste di proscrizione dei colpevoli, ovviamente già processati e condannati dal tribunale del “sacro blogghe”.

Tutto rapidissimo. Poi, il nulla. Al momento di assumersi le proprie responsabilità e passare all’azione, non un decreto, non un progetto, non un’idea. Solo un ministro zampillante di felicità nel farsi fotografare mentre impugna il plastico del ponte nelle immacolate atmosfere dello studio di Porta e Porta, il cui navigato conduttore può così attaccare l’ennesimo trofeo alla sua parete dedicata ai saltimbanchi della politica.

Il Presidente della Liguria Giovanni Toti intima che non saranno tollerati ritardi e si chiede che cosa stia bloccando il decreto del governo. Ma chiedono risposte immediate anche e soprattutto i parenti delle 43 vittime, che per bocca dei loro legali si dicono contrari a qualsiasi demolizione prima di 60 giorni. C’è poi una città in fermento, fatta di lavoratori e ceti produttivi, che pretende tempi brevi e certi per la ricostruzione.

Nell’esaminare il testo inviato dalla presidenza del Consiglio, sarebbe emersa la mancanza di copertura su molti articoli, dalla ricostruzione vera e propria del ponte alle misure economiche per il rilancio della città. Quasi in contemporanea però il Mef ha fornito una sua versione dei fatti: «La Ragioneria Generale dello Stato non ha bloccato il decreto, ma il provvedimento è giunto alla RGS senza alcuna indicazione degli oneri e delle relative coperture». Sempre secondo il Mef ai loro uffici è arrivata una versione «molto incompleta» del provvedimento. A parte una valanga di chiacchiere, dal governo non un segnale di vita.

Ora pensiamo a cosa deve significare assistere a tutto questo nella condizione di “sfollato del Ponte Morandi”. Intorno a voi una città letteralmente spezzata in due, dove la quotidianità di tutti è stravolta e il futuro fa paura. Per voi però quella paura è addirittura un lusso, perché è un’impresa anche solo mettere insieme il presente, minuto per minuto. E insieme a voi, malati, anziani, bambini, donne e uomini che hanno perso tutto, e che ora vagano per uffici, come dispersi nel deserto o naufraghi nell’oceano; in cerca di qualcuno che dica loro uno straccio di parola almeno sulle prossime 24 ore. Tutto questo con l’inverno davanti.

Se al governo gialloverde dovesse avanzare un po’ di tempo, dopo la donchisciottesca lotta contro “l’emergenza clandestini”, volendo fare qualcosa di concreto oltre a twittare e fare dirette su facebook, a Genova ci sarebbe qualcosa di veramente urgente e gravissimo a cui pensare. Buon lavoro.

Red

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