Più bella e più superba che Tria

Più bella e più superba che Tria

Dalle pagine del Corriere il neo Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, espone la sua visione per il futuro dell’Italia: niente uscita dall’euro, no all’aumento del deficit, forte impegno riduzione del debito pubblico e, dulcis in fundo, si alle grandi opere. Già, pure quelle, le “famigerate” grandi opere. Ora, al di là dei tripli carpiati verbali e oltremodo verbosi dei giannizzeri della prima e dell’ultim’ora, siamo di fronte a una benefica sconfessione dell’intera fiction messa in piedi dalla Lega, da almeno un quarto di secolo, e dai grillini, da quasi un decennio. Quantomeno nelle parole del “tecnico” Tria vi si riscontra continuità con quanto iniziato da Monti, ribadito da Letta, realizzato in parte da Renzi e Gentiloni. Come italiani, come europei, come democratici, possiamo e dobbiamo permetterci un sospiro di sollievo. Non troppo lungo certo, anzi, molto breve. Mai abbassare la guardia. Ma è già qualcosa. Tria non deve essere lasciato solo quando inizierà il triello con i due veri “titolari” del governo.

Ma una considerazione più generale è obbligatoria. Nonostante la posizione di Tria, chi nega l’effetto “cambiamento” dell’esecutivo dalla brasileira cromatura gialloverde è fuori dalla realtà. Innanzitutto, vediamo come i nemici giurati dei premier “non eletti” siano improvvisamente diventati (giustamente) difensori della legittimità istituzionale del premier Giuseppe Conte, magicamente emerso dal cilindro lega-stellato. Quanti pretendevano assoluta identità temporale tra il varo di leggi e i relativi effetti reali, oggi ci spiegano serafici che bisogna avere pazienza. Tra costoro vi sono soprattutto frementi inquisitori (a fasi alterne) e testate giornalistiche che del processo all’intenzione, dell’attacco preventivo, della demonizzazione a prescindere hanno fatto il proprio core business. Oggi li vediamo cauti, giustificanti, apertamente filogovernativi, lanciarsi in “mascettismi” acrobatici che solo ieri avrebbero silenziato senza dover muovere un dito, coadiuvati com’erano e come continuano a essere dagli applausi zelanti del pubblico-attore nei talk-show politici. Ma non è tutto. Dopo aver reclamato manette subitanee a colpi di vulgate extragiudiziarie, oggi derubricano a polemiche speciose anche i più inappuntabili rilievi su macroscopici conflitti di interesse. Alla bisogna, anche il più inflessibile Torquemada diventa un docile agnellino neo- garantista.

Ma il top riguarda proprio la politica estera e l’economia. Con il pensiero ancora rivolto alla benedetta prudenza di Giovanni Tria, è curioso vedere quanti leoni di cartapesta, partiti come agguerriti no-euro, amici e alleati di Farage, di Le Pen, di tutta l’estrema destra europea (e non), nonché aspiranti portavoce della Russia di Putin, sbracciarsi oggi per assicurare il mondo sulla loro fede europeista e atlantista.

Mai visto un cambiamento così cambiamento. Bene così!

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