Orban che ama l’Euro ma non l’Europa

Orban che ama l’Euro ma non l’Europa

Siamo sicuri che Orban voglia la distruzione dell’Europa? O più semplicemente vuole mantenere un’Europa divisa, debole, che per tenersi stretti i Paesi del Gruppo Visegrad continui a far piovere fondi senza pretendere da questi un’adeguata assunzione di responsabilità e il dovuto rispetto degli oneri?

Diciamolo chiaramente, Orban senza l’Europa sarebbe uno dei tanti anonimi portatori d’acqua del Cremlino. Grazie al generosissimo afflusso di fondi europei, oggi è il leader di una nazione in crescita, che si candida a fare l’ariete della Russia.

Nel 2016 l’Ungheria ha dato all’Europa 924 milioni di euro e ha ricevuto 4,5 miliardi. Un bilancio in positivo di 3,6 miliardi abbondanti, esattamente il 3,2% del PIL ungherese dello stesso anno. Il settore degli investimenti pubblici, uno dei piatti forti dello sviluppo del Paese e colonna portante dell’ampio consenso interno di Orban, è in larga parte sostenuto da questa grande abbondanza di euro che l’Europa trasferisce all’euroscettica Ungheria.

Insomma, a Orban non piace l’Europa ma gli piacciono tanto gli euro, e ne fa incetta, senza battere ciglio.

La poderosa crescita ungherese, di cui Orban si pavoneggia, è più che altrove (sicuramente più che in Italia) dovuta all’apporto finanziario delle istituzioni europee, di cui tutti facciamo parte.

Mantenere l’Europa imbrigliata nelle sue divisioni interne serve a quanti ricevono tanto e restituiscono poco. Rimanendo inalterata la situazione attuale, con l’Europa priva di un’anima politica unitaria, capace di imporsi con un’unica voce, ognuno è legittimato a tirare l’acqua solo al proprio mulino, appellandosi all’interesse nazionale.

Orban lavora a tutto questo. Cinico? È real politik bellezza! Sta a noi svegliarci e smetterla di accontentarsi delle pacche sulle spalle nelle conferenze stampa, come ha fatto il premier “portavoce” di Salvini e Di Maio, Giuseppe Conte, all’indomani del vertice sui migranti di giugno, quando l’Italia fu sconfitta e condannata all’isolamento, come dimostra il Caso Diciotti e lo stesso Orban.

Ieri, infatti, un festante Salvini ha accolto a Milano il Presidente ungherese, che ha risposto al leader leghista chiamandolo “il mio eroe”. Fa niente che lo stesso Orban abbia definito, nel medesimo giorno, “irragionevole” la richiesta di aiuto dell’Italia di condividere l’impegno ad accogliere i migranti. Niente. Orban non aiuterà il suo eroe. Ma a Salvini basta il pensiero, basta la dichiarazione. Nessun riscontro concreto ma tanta bella propaganda. Come sempre, su tutto.

Signori sovranisti, allearsi politicamente con l’Ungheria significa fare i camerieri di chi cresce anche a spese nostre, senza voler in alcun modo renderne conto.

Mauro Pasquini

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