Monterano: la città morta

Monterano: la città morta

Monterano, “la città morta”, è una piccola perla che è stata abitata fino all’Ottocento, incastonata tra i monti della Tolfa e il lago di Bracciano, nel Lazio, in quella che è stata denominata “Riserva Naturale di Monterano” appunto. In questo immenso paesaggio rurale, è possibile ancora ammirare, tra boschi e corsi d’acqua, i ruderi dell’antica città. Scelta come sfondo di capolavori del cinema, da Ben-Hur a Il marchese del Grillo, l’area conserva testimonianze di epoca etrusca ed è l’ideale per scoprire le diverse stratificazioni geologiche e naturali di questo angolo del Lazio.

La città di Monterano sorge su un’altura tufacea, i cui fianchi terminano in due gole sottostanti, formate dal fiume Mignone e dal torrente Bicione. Si tratta di un antico centro etrusco, ma di quella fase non vi è più traccia. Le uniche testimonianze sono date dalla presenza di tombe, sparse lungo la collina e lungo un dirupo di tufo, il Cavone.

Monterano, come gli altri centri etruschi, subì l’attacco romano. Gli invasori dopo averla dominata, la resero molto vivibile, dotandola di una rete viaria e di un acquedotto, ma il crollo dell’Impero determinò anche la fine del piccolo centro. Così, nei primi del ‘500, gli abitanti decisero di abbandonare le loro case e si trasferirono nella parte alta del nucleo urbano. A questo punto, furono costruite solide mura difensive e Monterano divenne sede episcopale. La popolazione della città crebbe, ma quando la diocesi fu assunta da Sutri, nel X secolo, essa cadde in disgrazia. Dobbiamo attendere il ‘300 per vedere una nuova ripresa economica e sociale della città. Verso la fine del secolo, il borgo divenne il feudo di due capitani di ventura illustri, Coluzia e Gentile. Ma è nel ‘500, con l’arrivo della famiglia Orsini e poi con quella Altieri, che il feudo acquisì una grande rilevanza. Tra i membri della famiglia Altieri, vi era Emilio Bonaventura Altieri, diventato papa con il nome di Clemente X intorno al 1670. In questi anni, Monterano si arricchisce di edifici di pregio e di opere monumentali, alcune delle quali furono affidate a Gian Lorenzo Bernini, che trasformò il centro in una piccola perla barocca. Bernini ideò la chiesa, il convento e la fontana ottagonale di San Bonaventura e sistemò il Palazzo Ducale, di fronte al quale costruì una fontana, celebre per la statua del leone che la sormonta. Il leone viene immortalato nell’atto di battere la roccia con la zampa, roccia dalla quale sgorgava appunto l’acqua.

Dopo la morte di Clemente X, Monterano cadde di nuovo in una fortissima crisi e nel 1770 si aggiunse anche il flagello della malaria, che decimò la popolazione.
Alla fine del ‘700, quando cessò il potere temporale papale, Monterano entrò a far parte della Repubblica Romana, che fu sconfitta. Lo Stato pontificio fu restaurato e poco dopo, il paese fu incendiato quasi completamente dai francesi, protettori della Repubblica, in quanto gli abitanti di Monterano si erano rifiutati di macinare il grano per gli abitanti della vicina Tolfa, i quali vivevano sotto la dominazione francese.

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