Ma che bel castello…da salvare !

Ma che bel castello…da salvare !
La cura e la conservazione dei beni storici ed architettonici in Italia è uno dei grandi problemi del paese. I fondi per mantenere in condizioni utili a fare una risorsa dell’enorme quantità di siti interessanti non ci sono, e molto spesso è difficile trovare un accordo anche tra privato e pubblico.
Il castello dei Principi Massimo ad Arsoli, vicino Subiaco, è un esempio classico.
Costruito intorno all’anno mille come monastero fortificato da parte dei monaci del più famoso monastero di San Benedetto della città dei Borgia (Subiaco) è stato di proprietà di importanti famiglie patrizie romane: gli Orsini ed i Colonna, acerrime rivali tra l’altro. Poi alla famiglia dei Passamonti ed a quella bolognese Zambeccari. Infine nel 1574 i Massimo di Roma lo acquistarono su consiglio di Filippo Neri (poi santo) che suggerì alla famiglia essere il posto giusto per uno dei rampolli che aveva bisogno di aria pura.
E’ un castello di bellezza straordinaria grazie anche ai due giardini – uno all’italiana ed uno pensile – ed alla posizione, incastonato su una roccia che domina il paese di Arsoli. All’interno c’è un teatro ed una chiesa, del Santissimo Salvatore. Alcune sale sono state affrescate ad opera dei fratelli Zuccari e Marco Banefial e risalgono al 16° e 18° secolo.
Fino a qualche anno fa il castello era meta di turisti – con visite guidate e tanto di biglietto –  di troupe cinematografiche, sede di matrimoni e ricevimenti. Ma il degrado era già piuttosto evidente dalla la complessità e la grandezza della struttura.
Nel 2011 il crollo di un pezzo del cornicione che affaccia sul centro abitato ha comportato la chiusura del maniero e l’evacuazione di alcune famiglie che abitavano nella zona interessata dal crollo. E da allora ci sono altri interventi dei Vigili del Fuoco per evitare danni ulteriori.
Il castello è chiuso da 7 anni. Servirebbero importanti lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza ma la famiglia Massimo, divisa in tanti eredi, non riesce a trovare finanziamenti ed accordi con il Comune di Arsoli per procedere.
Le iniziative dell’amministrazione comunale per sollecitare i Massimo a sedersi ad un tavolo per trovare un accordo sono andati a vuoto ed ora, quest’anno, si è arrivati ad un esposto alla Procura della Repubblica, alla Soprintendenza, ai Carabinieri della tutela del patrimonio artistico e storico. Solo la chiesa del Santissimo Salvatore – grazie all’interesse del Comune e della diocesi – è stata riaperta al pubblico, ma altre zone del castello sono in “condizioni terribili”, secondo quanto riportato dalla Soprintendenza. “Le modalità di conservazione del bene sono ” a dir poco vergognose” e nel 2016 il castello è stato sottoposto a sequestro coattivo da parte della stessa Soprintendenza e dai Carabinieri.
Eduardo Lubrano

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