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L’economia circolare è l’unica soluzione

Secondo la definizione della Ellen MacArthur Foundation con economia circolare si intende “Un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera”.

L’economia circolare è dunque un sistema economico pianificato per riutilizzare i materiali in successivi cicli produttivi, riducendo al massimo gli sprechi.

Che succede oggi

Il modello economico lineare sul quale il mondo poggia le sue basi attualmente ‘take-make-dispose’(prendere-usare-smaltire) si basa sull’accessibilità di grandi quantità di risorse ed energia. Il problema è che tali quantità si riducono giorno per giorno.

Nel rapporto del Global Footprint Network, c’è scritto che per mantenere l’attuale stile di produzione e di vita, un solo Pianeta non basta più alla popolazione mondiale ne servirebbe un altro quasi. Il primo agosto del 2018 sempre secondo questo rapporto abbiamo (tutta la popolazione mondiale) consumato tutte le risorse naturali che il Pianeta è in grado di rigenerare in un anno. E non era mai accaduto così presto secondo gli statistici di queste cose. Perché, e questo il dato dal quale partire per le riflessioni operative di salvezza del futuro, l’economia del mondo consuma quasi 93 miliardi di tonnellate di materie prime tra minerali, combustibili fossili, metalli e biomassa. E ne riutilizza appena il 9% sono. Il consumo di risorse è triplicato dal 1970 e potrebbe raddoppiare entro il 2050.

Ed ecco che si torna all’economia circolare

E’ sin troppo evidente che in questo modo non si può andare avanti. L’economia circolare può essere un’alternativa. E’ un modo assolutamente diverso di pensare rispetto al modello produttivo classico, perché adottare un approccio circolare significa rivedere tutte le fasi della produzione e prestare attenzione all’intera filiera coinvolta nel ciclo produttivo. Questa attenzione passa per il rispetto di alcuni principi di base.

1 – ECO PROGETTAZIONE

Progettare i prodotti pensando fin da subito al loro impiego a fine vita, quindi con caratteristiche che ne permetteranno lo smontaggio o la ristrutturazione.

2 – MODULARITÀ E VERSATILITA’

Dare priorità alla modularità, versatilità e adattabilità del prodotto affinché il suo uso si possa adattare al cambiamento delle condizioni esterne.

3 – ENERGIE RINNOVABILI

Affidarsi ad energie prodotte da fonti rinnovabili favorendo il rapido abbandono del modello energetico fondato sulle fonti fossili.

4 – APPROCCIO ECOSISTEMICO

Pensare in maniera olistica, avendo attenzione all’intero sistema e considerando le relazioni causa-effetto tra le diverse componenti.

5 – RECUPERO DEI MATERIALI

Favorire la sostituzione delle materie prime vergini con materie prime seconde provenienti da filiere di recupero che ne conservino le qualità.

Al Forum di Davos in gennaio A Davos, è stato stimato il valore potenziale di questa rivoluzione: 3.000 miliardi di dollari nel mondo dei quali 88 in Italia, con una stima di 575 mila occupati, secondo l’ultimo bilancio del Conai, il Consorzio nazionale degli imballaggi.

Con l’economia circolare il ciclo di vita di un prodotto si chiude perché viene incrementato il suo riutilizzo, si favorisce il risparmio energetico e si riducono gli sprechi in ogni settore. Gli sprechi costano all’Europa qualcosa come 7,3 trilioni di euro.

Alcuni esempi di “non spreco” sul mercato

Sul mercato europeo circolano e con ottimi profitti un filo in nylon riciclato, utilizzato anche per famosi costumi da bagno; traverse ferroviarie realizzate utilizzando pneumatici dismessi e plastica da rifiuto urbano; lana 100% rigenerata, già dal secolo scorso un modello di produzione sostenibile, magari non così “sostenibile” come lo intendiamo oggi, : materia prima che scarseggiava e che quindi veniva «stracciata» per poi essere recuperata nella produzione di nuovi abiti; c’è un’azienda che produce «Il cartone ondulato», totalmente riciclabile e così resistente da poter sostituire il polistirolo o altri materiali chimici da imballaggio; un’altra che ha creato la plastica biodegradabile, utilizzata sia per le buste della spesa sia in agricoltura: i teli per la pacciamatura si «compostano» nel terreno senza lasciare residui nocivi e sin qui abbiamo raccontato di aziende italiane. Un’azienda olandese ha progettato uno smartphone costruito per essere riparato: è modulare e ogni pezzo può essere sostituito facilmente, si paga 399 euro e le materie prime non provengono da zone di conflitto.

Ed allora?

Perché solo il 9% dell’economia mondiale è circolare? Per due motivi principalmente. Il primo è che nessuno per adesso è riuscito a fare un’analisi precisa dei costi di riconversione dell’economia tradizionale in quella circolare. Solo in Gran Bretagna ci hanno provato : il 3% del Pil interno al Regno Unito. La seconda motivazione è che nonostante le tante circolari, disposizioni, inviti e quant’altro alla sostenibilità, non esiste una normativa precisa. Anzi tutto spinge perché un prodotto, quale che esso sia, duri il meno possibile, sia il meno riparabile possibile e che debba essere ricomprabile il prima possibile. Detto in parole povere per adesso alla grande economia non conviene.

Eduardo Lubrano

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