Le “manine” nella marmellata

Le “manine” nella marmellata

Luigi Di Maio, preso con entrambe le mani, anzi, con entrambe le “manine” nella marmellata, ha subito iniziato a battere i piedini e come sempre ad accusare gli altri; nel disperato tentativo di negare che il condono fiscale del governo gialloverde era anche il suo condono, suo e del M5S. La sceneggiata della manina e della finta lite con Salvini è poi terminata nel modo più ovvio: la Lega ha accettato di concedere qualcosa alla propaganda grillina. Risultato: via lo scudo fiscale e il condono penale per il rientro dei capitali all’estero. Un miglioramento che, come dire, riduce la “base imponibile” ma lascia intatta la natura del provvedimento, che resta in tutto e per tutto un condono fiscale, con la firma di Di Maio e del M5S, seguita da grotteschi festeggiamenti degli ultras e dalle zelanti felicitazioni delle onnipresenti veline di corte. Una coltellata alle spalle di chi ha sempre pagato e anche di chi non ha potuto pagare per effettiva impossibilità. Quest’ultimi, infatti, anziché essere doverosamente aiutati in modo selettivo, vengono messi nell’indistinto calderone degli evasori da condonare. Evasori per scelta ed evasori per necessità, per il governo Di Maio-Salvini sono tutti uguali.

Dunque, che cosa hanno festeggiato in realtà? La perduta verginità in tema di legalità? Gli evasori fiscali? Magari solo quelli che non hanno capitali all’estero, in una sorta di malinteso patriottismo dell’ex anti-italiano Matteo Salvini?

E alla fine di questa desolante vicenda, a spiegare l’abisso in cui ci troviamo, resta l’eloquente immagine della “manina”. Il web e non solo si è scatenato. Anche Netflix ha detto la sua. A Napoli qualcuno l’ha pure messa nel presepeInsomma, tutto questo clamore per tutti questi anni per arrivare alla fine alla manina. Ma questo è il M5S. Lo era all’inizio, lo è stato durante l’ascesa al potere, lo è oggi al governo. Mai cambiato, mai stato qualcos’altro da come la casa produttrice, la Casaleggio Associati, lo ha fabbricato. Fin dai primi vagiti è stato un mega Grande Fratello a base di odio, razzismo, nostalgia e/o apologia fascista; demonizzazione delle istituzioni, della scienza, della competenza, del merito, del talento; e ancora sfruttamento sistematico (geniale, doveroso ammetterlo) di ogni forma di paura, ignoranza, insicurezza e più in generale di debolezza delle persone, allo scopo di proporre, poi di far metabolizzare, alla fine rendere credibile, letteralmente qualunque cosa, riuscendo a fare breccia anche nel più preparato e avveduto degli individui, come una cannonata in un muro di burro. È stato un grande, riuscitissimo esperimento di eutanasia collettiva della personalità.

Ma la penosa pantomima di queste ore non è destinata a placare gli animi dello zoccolo duro del Movimento, cioè della sparuta minoranza dei grillini della prima ora. La storia di questi ultimi anni ci ha dimostrato che a costoro basta una sbrigativa sparata di Grillo, o magari del “Dibba” itinerante per riaccendere la fiamma. Di Maio ha un compito più arduo da affrontare: essere il nuovo Re Borbone, garante e avvocato di tutti i peggiori vizi italici: dal rapporto col fisco all’assistenzialismo, passando per il clientelismo e il boicottaggio di ogni forma di crescita e di progresso.

Ma contemporaneamente, Di Maio, e qui sta la ragione del teatrino della manina, deve mantenere in piedi l’ormai decennale farsa del grillismo giustiziere, paladino del bene e della legalità. Una farsa necessaria se le cose dovessero precipitare. Un’exit strategy in vista di un eventuale divorzio dalla Lega, quando una parte del M5S si trasformerà in “responsabili” che andranno a fornire i voti che serviranno per la formazione di un governo Salvini, e l’altra andrà invece a rimpinguare i numeri dei tanti generali senza esercito che si agitano a sinistra e che per tornare alla ribalta fingono di ritenere il grillismo “la nuova sinistra” o il “nuovo centro moderato”.

In questo scenario horror, ma assai probabile, vedremo il governo dirottare definitivamente il Paese verso un tragico isolamento internazionale e un’ opposizione “de sinistra”, piena di fascisti e sovranisti, indignarsi, impegnarsi e gettare la spugna con gran dignità. Il tutto mentre eroici castigatori del male saranno occupatissimi a fare le pulci a qualche parente di 20esimo grado di un ex premier di Rignano sull’Arno.

Mauro Pasquini  

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