Le mani sull’Africa

Le mani sull’Africa

60 miliardi di dollari. Un fiume di denaro sta per riversarsi sui paesi africani e non si sa ancora dove andranno a finire. Stade e ospedali o armi ? Una nuova forma di colonialismo come temono in Europa ?Ecco i fatt che forse vi sono sfuggiti visto il poco risalto che ne hanno dato i media italiani.

Durante  il Forum per la copperazione tra Cina ed Africa che si è svolto a Pechino il presidente cinese Xi Jinping ha promesso che il suo governo investirà 60 miliardi di dollari nel progetto chiamato “Road and belt” (strade e ferrovie) in alcuni paesi del continente africane. Di che si tratta?

Riassumendo: prestiti ed investimenti. Una serie di progetti e di partneariati in settori come il commercio, la sanità, le strutture e la sicurezza, da parte di investitori, aziende cinesi. Non solo, il presidente XI ha detto anche che i paesi africani più poveri saranno molto agevolati nel ripagare i loro debiti con la Cina.

Ed in cambio cosa chiede la Cina? Le materie prime di cui l’Africa è da sempre ricchissima: il petrolio. Il gas. I minerali preziosi come l’oro, lo stagno, il rame ma anche quelli meno conosciuti al grande pubblico però fondamentali per l’industria dell’hi-tech come il coltan (la sabbia nera), il tantalio necessario per la costruzione di condensatori elettrici per microcircuiti. E poi ferro, bauxite, carbone, titanio uranio, tutti materiali indispensabili all’industria moderna. Non solo: lo sfruttamento di queste materie prime avverrà con industrie e manodpera cinese. Certo i paesi che riceveranno il finanziamento di Pechino avranno a disposizione molti soldi per migliorare la propria condizione ma tutto sta a vedere se poi li utilizzeranno davvero per gli scopi di partenza.

Botswana, Brunei, Egitto, Etiopia, Kuwait, Libano, Kenya, Madagascar, Malawi, Marocco, Palestina, Qatar, Arabia Saudita, Sud Africa, Tunisia, Emirati Arabi Uniti, Zimbabwe, Yemen sono alcuni dei 50 pesi che costituiscono l’Africa che sono nell’elenco provvisorio del “Road and Belt” ma non è escluso che se ne aggiungano altri.

Gran parte del mondo occidentale non vede di buon grado questa operazione cinese e teme un “nuovo colonialismo” da parte di Pechino vista l’enorme quantità di denaro che sta per affluire nelle casse dei governi africani coinvolti che potrebbe anche comportare un’alleanza di tipo politico prima o poi. Xi Jinping ha già risposto che l’accusa è lontanissima dal vero perché per tradizione – dice lui – la Cina non si interessa mai della politica interna dei paesi con i quali è in affari economici.

Eduardo Lubrano

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