L’arroganza del maschio

L’arroganza del maschio

Il terremoto dell’Aquila e le violenze sulle donne, gli stupri. Niente di più lontano si potrebbe immaginare. No. Non è così. Ci sono due elementi in comune. L’uomo nel senso maschile e la sua protervia, il suo smisurato senso di onnipotenza che lo porta a pensare di poter dominare tutto e di poter cancellare, anzi come diceva Bakunin o forse qualcun altro perché non è chiaro, di poter seppellire tutto con una risata.

Quelle con cui alcuni malavitosi godevano del disastro che nel 2009 distruggeva vite e cose nel centro Italia perché significava soldi certi in arrivo per i loro affari. E quelle che tante donne violentate, stuprate riferiscono di aver sentito emettere dai loro violentatori. Come ha riferito Christine Blasey Ford la donna che ha accusato Brett Kavanaugh, oggi, in questi giorni proprio insediato Giudice della Corte Suprema degli Stati Uniti, di aver abusato di lei sessualmente nel 1982 quando erano liceali insieme ad un amico.

La Ford ricorda la risata di Kavanaugh e del suo amico che si divertivano. “Una crudele ironia dell’assalto sessuale e delle molestie è che i traumi che spesso determinano la traiettoria delle vite delle donne sono altrettanto spesso insignificanti per gli uomini che li hanno inflitti” ha scritto un’analista americana.

Ed è su questo che l’audizione di Kavanaugh al Senato sull’accusa di molestie ha preso la piega più triste non tanto e non solo per gli Stati Uniti, ma per il mondo intero. Dal problema della Bresley-Ford, si è passati a quello del “povero” Brett Kavanaugh. Un ragazzo con una carriera da studente e professionale esemplare. Il padre ubriacone? Lui stesso ubriaco spesso da vomitare al liceo o all’Università? Ma scherziamo!? “Il mio background d’élite credevo bastasse come prova di buon carattere. Ero nell’elìte della mia classe. “Capitano della squadra di basket varsity”, ha continuato Kavanaugh nelle audizioni “Sono entrato nello Yale College. Quando sono entrato nello Yale College, sono entrato nella Yale Law School. ”

Uno dopo l’altro, i senatori maschi si sono scusati emotivamente con il giudice per essere dovuti esser là, a consolarlo per la perdita della sua vita e della sua reputazione. Come Kavanaugh, erano sconvolti dal fatto che il giudice avrebbe dovuto spiegarsi. Ma insomma la rabbia maschile è cresciuta a dismisura, aumentando a fianco del movimento #MeToo ad un ritmo costante e aumentando di volume nell’ultimo mese. Gli uomini accusati di essere violentatori stanno reclamando i loro ambiti come comici, scrittori, conduttori radiofonici e altro ancora. Come osano le donne portarle via per queste cose mai successe o al massimo “divertenti”?

E’ la faccia imperante dei maschi bianchi arrabbiati, autoritari, sorpresi che qualcuno si permetta di chiedere loro di rispondere delle loro azioni. Una rabbia che se fa dire “non è successo niente” è perché nella tesa di queste persone c’è veramente la convinzione che non ci sia stata la violenza sessuale dunque di cosa devo giustificarmi? E’ una deriva direbbero quelli bravi, pericolosissima anche perché è una rabbia tenuta soppressa per anni e liberata improvvisamente da un presidente che ragiona proprio così. Che non sa distinguere tra serietà e sciocchezza e quando faceva il bullo col dittatore coreano sugli armamenti nucleari diceva “il mio è più grosso del tuo”. Lui parlava del bottone di lancio dei missili nucleari. Ma in una società culturalmente azzerata come quella di oggi, quella battuta ha autorizzato l’uomo medio a farla sua ed usarla a vanvera. Una “deriva” che è tutt’altro che lontana dai lidi italiani dove Ministri della Repubblica che non conoscono l’italiano, la storia e la Cultura, parlano con leggerezza di diritti umani e di aborto.

Eduardo Lubrano

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