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L’Algeria in ostaggio di un potere opaco

I giornali algerini dell’opposizione parla no di frode. Centinaia di migliaia di algerini che dal 22 febbraio manifestano per dire no ad altri cinque anni di Abdelaziz Bouteflika, per reclamare un cambiamento radicale del sistema di governo, l’archiviazione di un potere sempre piu’ opaco e corrotto, si sentono presi in giro.

Passata la prima euforia alla notizia che il presidente rinuncia a candidarsi per la quinta volta, che ci saranno nuove elezioni, la realtà é amara.  Bouteflika resta al potere, malgrado tutto, e chissà fino a quando. Ha abbandonato il progetto di un quinto mandato, ma ha subdolamente e abilmente allungato fino a data da destinarsi il quarto che scadrebbe il 16 aprile. E di cambiamento di regime non se ne vede traccia, almeno per ora. L’unica richiesta dei manifestanti che ha accolto, il licenziamento del contestato premier Ahmed Ouyahia, sostituito dal ministro degli interni Noureddine Bedoui, un suo fedelissimo . Ma non basta.

Bouteflika resta in sella perche’ vuole essere lui a traghettare il paese verso una nuova repubblica, a orchestrare la composizione di un governo provvisorio, a manovrare la scelta dei membri di una Conferenza Nazionale che dovrà stilare la nuova costituzione da sottoporre a referendum, e fissare la data delle presidenziali. Uscirà di scena solo quando passerà il testimone al suo successore. Quando, come dicevamo, non si sa, minimo un anno per i piu’ ottimisti.

Una road map presentata tale e quale in novembre e dicembre, riproposta e respinta  una settimana fa dai manifestanti al grido di « Bouteflika dégage » con la quale il potere prende tempo. Quello necessario per individuare il successore del vecchio rais. Perche’ dietro le quinte la lotta e’ accanita. A contendersi la poltrona ci sarebbero almeno un paio di vecchi generali, tra cui il capo di stato maggiore, il capo dei servizi,  Said Bouteflika, il fratello del presidente, si dice che sia lui a prendere le decisioni da quando il capo dello stato e’ stato colpito da un ictus, nel 2013 . Ma anche Said e’ malato, un cancro al pancreas.

Sono illazioni, la trasparenza non e’ nelle corde del regime. Nessuno finora puo’ pretendere di sapere cosa realmente accade nelle stanze del potere, ora indubbiamente indebolito dalla rivolta popolare.

Una cosa é certa : la contestazione non accenna a calmarsi, su internet circolano appelli a scendere di nuovo in strada venerdi, per protestare contro questa nuova evidente manipolazione, che il quotidiano El Watan definisce « l’ultimo stratagemma di Bouteflika ».

 

Antonella Tarquini

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