La vera storia della marcia su Roma

La vera storia della marcia su Roma

L’arrivo a Roma, il 28 ottobre 1922, di più di 20mila camicie nere, passato alla storia come “marcia su Roma”, è stato uno dei più artificiali eventi propagandistici di tutti i tempi. Un’autentica piece teatrale che è servita a indurre nell’immaginario collettivo la percezione di essere davanti a un passaggio rivoluzionario, spinto dal basso. Fu l’esatto contrario. Il Fascismo ascese al potere per volontà di “scalcinate” elite industriali in cerca di protezione clientelare dalla concorrenza internazionale, alle quali il mondo liberale ormai cadaverico non seppe opporsi. Alcune cose che avvennero due giorni dopo la marcia su Roma provano meglio di un trattato di storia che si trattò di una farsa che aprì la strada a una tragedia lunga un ventennio.

La mattina del 30 ottobre Mussolini arrivò in treno a Roma, dove era atteso per ricevere l’incarico di formare il governo da Re Vittorio Emanuele III. Ma prima dell’incontro si recò all’Hotel Savoia, dove indossò una giacca nera, una camicia nera e una bombetta nera abbinata, per poi dirigersi trionfalmente a piedi verso il Palazzo del Quirinale. Giunto al cospetto del Re, recitò magistralmente il copione pronunciando una frase ad effetto: “Sire, perdoni il mio abbigliamento.Vengo dal campo di battaglia”.

Nel frattempo erano state diffuse voci di gravi disordini in tutta Roma. Ma le migliaia di camice nere riversatesi nella capitale tutto erano tranne che una milizia all’assalto del potere costituito. “Mi creda, maestà, basterebbero quattro cannonate a farli scappare come lepri” sentenziò Luigi Facta, Primo Ministro dimissionario del Regno. Si trattava infatti di una soldataglia in larga parte disarmata e malnutrita. In pratica, delle malconce comparse per un b-movie con velleità da colossal.

Mussolini pensò anche di arrivare a cavallo, idea poi abbandonata all’ultimo momento. L’intenzione era emulare Giulio Cesare che attraversa il Rubicone. Solo che Cesare creò l’Europa e l’Occidente come oggi li conosciamo, Mussolini fece dell’Italia lo zerbino del Nazismo.

Ma la farsa funzionò. L’immagine artificiosa dell’insurrezione affascinò la pancia dei favorevoli e convinse i contrari di essere davanti a una rivoluzione, mentre si trattava di una sfilata che seguiva l’invito del Re e i diktat dell’establishment italiano, screditati a livello internazionale ma abbastanza forti da trascinare il Paese nell’abisso tragico e ridicolo dell’autocrazia.

Mussolini e i suoi supporters dell’industria d’accatto sfruttarono la folle convinzione della politica italiana di potersi alleare con la sovversione e di renderla inoffensiva con il dialogo. Un malinteso che ha prodotto morte e distruzione e sul quale, oggi più che mai, dovremmo riflettere, prima che sia troppo tardi.

Red

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy. more information

Questo progetto web utilizza la tecnologia 'cookies' per migliorare l'esperienza generale del Sito. I Cookies sono piccoli file testuali mantenuti sul proprio computer o dispositivo. Ci permettono di assicurarti la miglior esperienza di navigazione possibile e di capire come utilizzi il nostro sito. Questo messaggio di avviso ti viene proposto in base alle nuove normative sui diritti utenti nelle comunicazioni e servizi web, sui dati personali e la protezione della privacy.

Chiudi Popup