La piazza di Zingaretti

La piazza di Zingaretti

Il congresso del PD non è mai finito. Con la kermesse all’ex Dogana di Roma per la candidatura di Zingaretti entra semplicemente nella fase calda. Il governatore del Lazio corre per succedere a Maurizio Martina, segretario di transizione, oggi presente ma a suo dire in funzione neutra come lo sarà la prossima settimana alla Leopolda 9.

La netta bocciatura del governo gialloverde, definito “disastroso”, e gli appelli all’unità e alla discontinuità nel partito sono i due piatti forti della “piazza grande” di Zingaretti. “Chi ha vinto ha cominciato a tradire le promesse e sta lasciando alle nuove generazioni un Paese più povero e ingiusto” ha dichiarato l’aspirante segretario, che si dice “inorridito da Di Maio che afferma che con il reddito di cittadinanza daremo soldi ai poveri ma controlleremo come li spendono. Come se dei poveri non ci si potesse fidare”. Ancora più duro con Salvini, autore secondo lui di “atto immondo su Riace”.

Ma la parte più motivata del discorso è quella dedicata alla battaglia interna al PD. Mette le mani avanti: “non ho da proporvi una macedonia di invettive contro uno di noi per strappare applausi da tifosi”. Poi afferma che “la prima rivoluzione che riguarda tutti noi è dire basta con l’illusione dell’io. Ritroviamo la bellezza e l’ebbrezza del noi”. E aggiunge: “Stop egocrazia, siamo una squadra”, “non esiste leader senza una comunità che combatte”. Uno slancio poetico nel quale, pur senza essere nominato, aleggia la figura di Matteo Renzi, definito precedentemente da Zingaretti ai microfoni di SkyTg24, una figura “non più credibile”. E chiede unità nel partito, in vista della creazione di un’alleanza che vada oltre il PD. Ma anche discontinuità, e pure qui il riferimento è ancora una volta l’ex segretario.

Sfodera un po’ di politichese nel dichiarare il suo assenso alla creazione in Europa di alleanza antisovranista “da Macron a Tsipras”, quando subordina il tutto a che “l’accordo, la piattaforma e i contenuti” siano “chiari e nuovi” e puntino a “una riforma dell’Europa”, o “i cittadini non la capiranno”. Meno fumoso quando afferma: “vogliamo gli Stati Uniti d’Europa, contro un ritorno ai nazionalismi e alla guerra”.

Infine, chiusura netta a ogni ipotesi di alleanza col M5S, che Zingaretti e molti dei suoi sostenitori della prima e dell’ultim’ora continuano però a considerare il “poliziotto buono” del governo gialloverde.

Red

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