La Cina è più vicina ?

La Cina è più vicina  ?

Per un uomo salito al soglio di Pietro che viene “dall’altra parte del mondo” come ha detto Papa Francesco la sera della sua elezione, sapere che proprio dall’altra parte del globo c’è una terra dove il cattolicesimo esiste ma gode di una luce un po’ meno fioca di quella di cristiani dell’antica Roma è una preoccupazione molto forte. La Cina per papa Bergoglio è una specie di chiodo fisso. Ha sempre espresso il desiderio di visitarla. Dopo la visita del Papa in Lituania sta trapelando dagli ambienti vaticani e da quelli cinesi una notizia che potrebbe aprire uno scenario nuovo.

Le relazioni tra lo Stato del Vaticano e Pechino sono state interrotte ufficialmente dal 1951, due anni dopo che il comunismo ha preso il potere in Cina con Mao Zedong. Non che la storia tra cattolicesimo e cinesi sia sempre stata facile. Il primo a portare la parola di Critso nella terra d’Oriente per eccellenza fu Marco Polo nel 13° secolo; poi arrivarono i Gesuiti (l’ordine proprio di Papa Francesco) e l’evangelizzazione di quella terra in qualche modo andò bene. Ma la Chiesa di Roma fu bandita nel 18° secolo perché si rifiutava di riconoscere alcune tradizioni culturali cinesi che contrastavano con i dogmi ufficiali. Roma, intesa come la Chiesa, tornò di forza nella Cina con missionari di diversi ordini nel 19° secolo al seguito di eserciti stranieri che attraversano il paese. Poi nel secolo scorso la rottura. Da allora la situazione è stata piuttosto oscura: il governo cinese ha creato una struttura parallela nella quale riconosce alcune chiese cattoliche per le quali nomina anche i vescovi. Che però i Papi non riconoscono. La Chiesa romana a sua volta nomina vescovi che il governo di Pechino non solo non considera ma ai quali fa rischiare la vita, almeno in passato, fino a qualche decennio fa. Così come la rischiavano quei cattolici che praticavano la fede nelle chiese “sotterranee”. Il primo pontefice ad avviare dei contatti ufficiali di una certa rilevanza è stato Giovanni Paolo II. Benedetto XVI ha riconosciuto, nel 2007 la celebrazione dei sacramenti nelle chiese dello Stato. E nel 2014 Pechino ha permesso all’aereo di Francesco di sorvolare il suo spazio aereo per recarsi in Corea del Sud.

Oggi si apre uno spiraglio. In questi casi – come si dice – il condizionale è d’obbligo: pare che Papa Francesco riconoscerà l’autorità di sette vescovi nominati da Pechino. In ballo ci sarebbe la sorte di trenta ecclesiastici “romani” dei quali non è chiara la sorte. Ed al momento non è nemmeno chiaro cosa accadrà in futuro: a chi spetterà l’ultima parola per la nomina dei vescovi per la Chiesa cattolica in Cina? L’accordo firmato “è provvisorio” come dichiarato nel testo diffuso alla stampa dal Vaticano e da Pechino e non entra nel merito delle scelte. Si parla di un “inizio” e non della fine di un dialogo.

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