In Italia mancano “50mila infermieri”

In Italia mancano “50mila infermieri”

Negli ospedali di tutta Italia manca il personale infermeristico. E ci sono concorsi su concorsi. L’ultimo, in ordine di tempo, scade oggi

Il giorno del concorso è sempre la stessa storia. Fino a 8mila persone ammassate. Gomiti e ginocchia che toccano le persone sedute accanto e davanti. Molti hanno ore e ore di treno sulle spalle. Tutti a giocarsi l’occasione della vita. Su tutto il territorio nazionale la realtà racconta di migliaia di candidati per un numero di posti che quasi mai è superiore a 20. La sensazione di essere immersi in una grande lotteria è molto forte. Eppure in Italia mancano 50mila infermieri.

Da un lato i candidati, che “arrivano in processione coi pullman, come a Lourdes”; scrive su Nurse Times Daniela Pasqua, che definisce i concorsi per infermieri “assemblee della disperazione”. Dall’altro la Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche (FNOPI), che parla di “50mila assunzioni” necessarie per garantire il servizio. Un autentico paradosso italiano, un controsenso che pregiudica la qualità del servizio e che ha come effetto nientemeno che “l’aumento della mortalità”. 

In Italia ogni infermiere assiste mediamente 11 pazienti, che diventano 8-9 nelle regioni più virtuose (nord-est e centro-nord del Paese) e addirittura 17-18 nei casi peggiori (centro-sud e sud). Mentre sempre secondo la FNOPI “se ogni infermiere assistesse al massimo 6 pazienti, sarebbero evitabili almeno 3.500 morti l’anno”.

Le ragioni di questa carenza e di questa folla di partecipanti sono abbastanza chiare. Il lavoro infermieristico è duro, faticoso richiede pazienza e dedizione per cui non sono in molti a volerlo fare. Ecco la carenza. Ma, in tempi di carestia di lavoro il posto fisso, lo stipendio sicuro fa gola a molti giovani, uomini e donne, spesso del sud, che non hanno sbocchi professionali. Ed ecco allora la folla di partecipanti

“Lavoriamo con gli infermieri a provvedimenti concreti: presto un gruppo tecnico per soluzioni condivise” ha tentato di rassicurare il Ministro della Salute, Giulia Grillo. Presto dunque. Quando non è specificato. Ancora una volta non resta che attendere.

Red

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