Il Ventennio dell’antiscienza

Il Ventennio dell’antiscienza

A venti anni dalla bocciatura della multiterapia Di Bella, il mondo scientifico deve nuovamente confrontarsi con apprendisti stregoni. Dal metodo Stamina al microcosmo no-vax, oggi come ieri una parte della destra italiana investe sull’antiscienza per arruolare truppe di individui molto male informati e in cerca di qualcuno o di qualcosa cui aggrapparsi. La paura. La terribile paura del male e l’ignoranza giocano a favore di qualunque abile imbonitore

Dunque, in principio fu il Metodo Di Bella, la pseudo-cura contro il cancro la cui assoluta inefficacia è stata ampiamente comprovata, ma che al momento del picco mediatico illuse migliaia di malati e loro congiunti, andando ad aggiungere alla disperazione per la malattia la cocente sensazione di essere stati manipolati.

Era la seconda metà degli anni Novanta quando intorno al Professor Luigi Di Bella si raccolsero interessi politici di ogni sorta, tutti però gravitanti intorno all’area della destra, soprattutto nostalgica e populista. Facendosi scudo del camice bianco e della veneranda età dell’ostinato professore, un esercito di nostalgici del Ventennio e oscurantisti travestiti da innovatori, seguiti dalla consueta scia di opportunisti dell’ultima ora, dichiarò guerra alla medicina ufficiale e al mondo scientifico.

Nessun ardore per la conoscenza ovviamente, nessun novello Galileo fra costoro. Solo l’interesse politico di delegittimare le istituzioni scientifiche, in quanto pilastro del progresso, del benessere.

Tra i tanti che si aggrapparono al promettente carrozzone dell’antiscienza, spiccava fin da allora Beppe Grillo. Già piazzista di prodotti tarocchi come la Biowalsh (la pallina magica per la lavatrice), qualche anno prima aveva definito “puttana vecchia” la neurobiologa e Premio Nobel per la Medicina Rita Levi Montalcini, e suggerito che Carlo Rubbia, Premio Nobel per la Fisica, fosse dedito a bighellonare per i corridoi del CERN in cerca di ingiustificabili finanziamenti. Poi dichiarò che l’AIDS era un’invenzione. Infine,  in piena “tempesta Di Bella”, col suo spettacolo “Apocalisse morbida” si precipitò a bastonare l’allora Ministro della Sanità Rosy Bindi e il gigante dell’oncologia Umberto Veronesi, che in seguito definirà “Cancronesi”. Entrambi, ognuno nel proprio campo d’azione, furono “rei” di difendere la dignità della scienza, che aveva dimostrato come la cura Di Bella non curasse un bel niente. Per Grillo, si trattò di una colpa.

Bindi e Veronesi difesero la luce della conoscenza contro le tenebre dell’ignoranza. Esattamente quello che negli anni successivi non sono riusciti a fare la politica e soprattutto il mondo dell’informazione, che ha consentito la prolificazione incontrollata di vere e proprie fabbriche del falso, in ogni campo. E non c’è dubbio che in campo scientifico i fabbricatori del falso hanno potuto avvalersi delle praterie più vaste sulle quali scorrazzare a piacimento, abusando senza contegno della libertà di espressione, trasformata sistematicamente in libertà di ingannare.

E anche oggi basta uno sguardo per vedere come quest’onda dell’antiscienza sia un’onda nera, nerissima. Certo, ogni surfista ha la sua tavola specifica. Salvini ha il razzismo, Di Maio lo stalinismo in economia. Ma entrambe le due destre populiste, leghista e grillina, vedono nella scienza un avversario da combattere. Entrambi sono novax e pro metodo Stamina. Nel M5S c’è la variante delle sirene e delle scie chimiche, alla quale risponde egregiamente la Lega con la lotta alle streghe.

Entrambe le due destra fanno parte di un unico fronte regressista e oscurantista che sta straripando. Ma nulla avrebbero potuto costoro senza aver prima creato una vera e propria industria del falso, che negli anni ha sostituito l’informazione di qualità e la divulgazione scientifica di base. Nella produzione in serie di fakenews, il “sacro blogghe” è stato apripista e scuola d’eccellenza; e il partito del blogghe è oggi al governo. Mentre un propalatore seriale di fakenews, Marcello Foa, è oggi a capo della RAI, su proposta dell’altro partito di governo. Tutto in famiglia, tutto a destra, ma non senza gli applausi e il tifo rabbioso, nemmeno più tanto subdolo, di una buona parte della sinistra e dell’intellighenzia di riferimento.

Siamo a un bivio antropologico. Da una parte la luce della conoscenza, dall’altra le tenebre dell’ignoranza.

 

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