Il passo del gambero

Il passo del gambero

Chiudere i negozi la domenica, boicottare i vaccini, aver tentato di chiudere l’ILVA, bloccare la TAP,  bloccare la TAV. Mettere showman “trombati” a supervisionare i docenti universitari, consentire e promuovere ovunque apologie del fascismo e oscurantismi vari bloccare le prove invalsi nella scuola e poi far parlare la foglia di “Fico” per dare al tutto una pennellata di “vera” sinistra. Progettare e realizzare sistematicamente barriere burocratiche e ideologiche contro l’afflusso di nuovi capitali, infine creare un clima ostile per indurre la fuga dei (pochi) capitali presenti.

Correlando il tutto con la cultura dell’odio e del rifiuto verso la scienza, la competenza, l’esperienza sul campo, il talento, la dignità personale e altrui. Con preoccupante ossessione si minacciano controlli punitivi sull’informazione, dove il livello di adiacenza a questo governo ha spesso superato le performance dell’Istituto Luce durante il Ventennio.

Insomma, si vuole segare le gambe al Paese, umiliare l’intraprendenza degli Italiani, manganellare la voglia di riscatto delle giovani generazioni, in modo da isolare l’Italia dal resto dell’Occidente e farla diventare un grande gulag.

Non c’è niente di nuovo nel governo del cambiamento. Tutte vecchie politiche di “fuga” dalla progettualità e dalla ricerca di nuovi percorsi. Tutto alimentato dalla paura. Paura della globalizzazione, paura del diverso, paura della tecnologia. Questo modo di pensare ha assassinato il futuro di tutti, favorendo solamente il solito drappello di “Don Rodrigo” locali- spaventati dalla concorrenza del mondo -e quei pochissimi prestigiatori che facendo surf sul furore rabbioso della folla sono riusciti magistralmente a strappare rendite pubbliche e parastatali. Tutti gli altri restano  puntualmente a bocca asciuttissima, a divincolarsi disperatamente come tonni in una tonnara, dove tre o quattro volte al giorno qualcuno butta un po’ di mangime sotto forma di fakenews e annunci pirotecnici. Dosi quotidiane di rabbia e relativo sfogo: il kit del bravo populista.

Tutto questo sarebbe impossibile da farsi senza la complicità di una sinistra, di un sindacato e di un’ottusa intellighenzia disponibili a svendere il futuro del Paese a una destra oscurantista, regressiva, illiberale, razzista, in cambio di un pugnetto di sopravvivenza.

Mauro Pasquini

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