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Brexit: Corbyn cambia idea, si al nuovo referendum

Jeremy Corbyn ora vuole un secondo referendum sulla Brexit. Il leader laburista sembra essersi svegliato dal letargo ideologico che lo vedeva inchiodato sul “versante sinistro” dell’euroscetticismo. Attenzione però, sembra. Infatti, egli propone sì una seconda consultazione referendaria, ma per dare agli Inglesi la facoltà di scegliere una soft Brexit e scongiurare così un’uscita senza accordo (hard Brexit), verso la quale l’inettitudine politica del premier Theresa May sta portando il Regno Unito.

Dunque, sempre di Brexit si parla. Nessun “Damascus moment” per l’euroscettico Corbyn, solo un tardivo correre ai ripari, dopo aver preferito all’interesse del Paese la salvaguardia del proprio consenso presso la minoranza massimalista del Labour Party, da sempre euroscettica e pro Brexit, al pari dei più strenui conservatori di destra.

Corbyn in realtà tenta di mettere un freno alle defezioni dal partito di questi ultimi giorni e all’indebolimento della sua leadership.

Theresa May sta invece tentando disperatamente di rinviare il termine ultimo del 29 marzo, giorno oltre il quale sarà Brexit con o senza accordo. La notizia è stata salutata positivamente dai mercati. Il premier inglese, pur favorevole a una Brexit morbida, boccia nettamente la proposta di Corbyn. “Sarebbe un tradimento della volontà popolare”.

E su questo non ha tutti i torti. Gli Inglesi, infatti, ci hanno messo del loro votando in maggioranza a favore della Brexit nel giugno 2016. Ora che i postumi della sbornia sovranista costringono tutti, nessuno escluso, a fare i conti con la realtà, i sudditi di Sua Maestà scoprono in ritardo di non essere poi tanto “british”, bensì di avere, come quasi tutti di questi tempi, il sangue caliente, refrattario alla razionalità.

La prova di questo smascheramento sta nella miserevole pantomima che Conservatori e Laburisti, entrambi privi di una leadership degna di questo nome, stanno mettendo in scena ai danni del loro Paese, dell’Europa e più in generale dell’Occidente. “A shameful moment, nothing changed” ha rinfacciato a Theresa May la deputata Anna Soubry, appena uscita dai Tories. E’ solo la triste verità. Nessun passo avanti dopo mesi e mesi di frenetico niente.

Mauro Pasquini

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