Il caso Diciotti: una vergogna nazionale

Il caso Diciotti: una vergogna nazionale

Centosettantasette esseri umani, fra i quali ventisette minori, tenuti in ostaggio, bloccati come merce contraffatta nel Porto di Catania. Per volontà del governo Salvini-Di Maio viene loro impedito di scendere sulla terra ferma.

Solo nella tarda serata di mercoledi ha inizio quella che ha tutte le caratteristiche di una trattativa per la liberazione degli ostaggi di un sequestro di massa. A notte inoltrata vengono fatti sbarcare i 27 minorenni. Garantiti i primi soccorsi, sono subito accompagnati in una struttura di accoglienza. E mentre il tifo gialloverde inizia a ribollire indignato, come allo stadio per un rigore fischiato contro, giungono le prime agghiaccianti rivelazioni dei soccorritori, che ricordano le testimonianze di coloro che per primi entrarono nei campi di concentramento della Germania nazista, a guerra terminata.

Volontari di Save the Children raccontano di “minori debilitati” con “ferite da lager”, di due soli bagni a disposizione, nessuna doccia. “Abbiamo accolto ventisette scheletrini” riferisce un‘operatrice di Therres des Hommes.

Al momento resta incerto il destino dei 150 adulti ancora costretti a bordo.

Mentre tutto il mondo osserva sbigottito, un tronfio Ministro della Repubblica che mostra il bicipite, in risposta a ogni appunto politico, giuridico, morale. “Cambiate Paese o cambiate Ministro” è la formula sprezzante con cui il virile, volitivo, stentoreo leader leghista ha chiuso il discorso; nel silenzio-assenso del suo alter-ego casaleggese in giacca e cravatta, in quel momento impegnato a fare piagnucolanti supercazzole giuridiche per discolparsi dalla dilettantesca gestione della vicenda ILVA. E in risposta alla Procura di Agrigento, pronta a valutare l’ipotesi di aprire un’indagine per sequestro di persona, Salvini rilancia indomito: “Processino me”, “a bordo tutti illegali”, “non sbarcherà più nessuno”, “non temo l’intervento del Colle”. Una pièce decadente da repubblica delle banane.

Nella giornata di giovedi Di Maio finalmente si fa sentire, cimentandosi in una sua specialità: la fuga. Si rivolge all’Europa, minacciando lo stop al pagamento dei contributi in assenza di una decisione di Bruxelles sulla questione Diciotti. Dopo cinque anni di opposizione basata su violenza verbale, diffamazioni, produzione in serie di fakenews, monologhi ultraprotetti, di lezioni a tutti su tutto, il centravanti della Casaleggio Associati chiede ad altri di decidere. “Le minacce non portano a nulla” è la risposta dell’Europa. A conferma che le pacche sulle spalle ricevute da Orban non possono essere un vanto, in quanto certificano l’autocompiaciuta subalternità dell’Italia governata da Salvini e Di Maio verso chi si nutre delle nostra debolezza, da Putin in giù.Ma Putin fa il suo lavoro, cura i propri interessi. A torto o a ragione è per quello che i Russi lo hanno eletto. Diverso è il discorso per Salvini e Di Maio. Loro sono stati eletti dagli Italiani, ma di fatto stanno curando gli interessi di Putin e dei suoi “satelliti” del Gruppo Visegrad.

Dai 5S si è alzata la voce dissonante di Fico, più che altro tesa a mantenere in essere l’incantesimo dei tanti che credono/fingono di credere che il partito ultrapadronale di Grillo e Casaleggio sia la “nuova sinistra”, facendo il paio con chi, tra un proverbio e l’altro, si è perso “nel bosco”,  vaneggiando di un M5S quale “nuovo centro moderato”.

Intanto la gestione della vicenda da parte del governo Salvini-Di Maio oscilla fra il disumano e il ridicolo. E quando la disumanità va a braccetto col ridicolo alla fine spunta sempre un convitato di pietra: l’impotenza.

Il governo si dimostra infatti incapace di affrontare i problemi nel merito, di uscire dal tunnel della propaganda, di elaborare strategie che non prevedano la caccia alle streghe. Soprattutto, Salvini e Di Maio sanno di non poter mantenere nessuna delle mirabolanti promesse sciorinate senza contegno durante la loro permanente campagna elettorale. Da qui la necessità di brandire continuamente falsi trofei, per blandire la pancia ed eludere sistematicamente la realtà. Impotenza dunque, disperatamente mascherata da decisionismo. Questa è l’essenza del governo gialloverde e della maggioranza parlamentare che lo sostiene.

Anche il benestare di Salvini alla liberazione (almeno) dei minori è dovuto non a un ravvedimento dell’ultim’ora, bensì alla presa d’atto di essere in fragrante reato. Infatti, aver impedito per lungo tempo ai minori di scendere dalla nave è stata una violazione di una legge dello Stato, la legge 47/2017, riguardante “disposizioni in materia di misure di protezione dei minori stranieri non accompagnati”.

 

Mauro Pasquini

 

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