I fardelli di Rocco

I fardelli di Rocco

Lui credeva fosse una sinecura. Lui credeva che il suo ruolo fosse quello del suggeritore/controllore di un Primo Ministro di facciata, in modo che non facesse danni. Che non parlasse a sproposito, che non cadesse nell’accerchiamento dei soliti giornalisti che ti ammorbano di inutili domande. Insomma, tutto qui. Qualche bel viaggio all’estero, un ufficio lussuoso a Palazzo Chigi, ossequiato e riverito da tutti i giornalisti. Per questo gli davano un cospicuo stipendio, no ? E invece si è ritrovato costretto a fare il mestiere a cui era destinato: portavoce o se volete capo ufficio stampa del fantasmatico Premier che voleva una cattreda a Roma e niente rogne.

E invece ? Invece capita La Disgrazia. Prevedibile ma imprevista: crolla il ponte Morandi a Genova. 43 morti, poi i feriti, i senza tetto. Una città sotto chock, paralizzata. E i giornalisti vogliono sapere. Avere notizie. E lui, il povero Rocco si ritrova ad essere “la fonte”, l’origine della notizia certificata. ma lui non è abiktuato. Lui fa altro. Inventa slogan, suggerisce parole chiave, da consigli, crea nebbioni, attacca i nemici, insomma fa altro.

E adesso si ritrova tormentato da redattori semplici, non i Direttori con cui è abituato a dialogare e a cui dispensa anteprime, che chiedono, vogliono sapere. ma lui che ne sa ? E’ stanco, fa caldo, anche a Palazzo Chigi. Non ha fatto un giorno di ferie. E si lamenta con i suoi tormentatori professionisti. “Ragazzi, anch’io ho diritto a farmi due giorni, no? Già mi è saltato Ferragosto, Santo Stefano, Santo Rocco, Santo Cristo… Tutti cento volte mi state chiamando. Una volta, poi mandate un messaggio e nel caso vi rispondo. Non mi stressate la vita».

Apriti cielo. Non lo avesse mai detto. Molti si indignano, qualcuno ne chiede addirittura le dimissioni. E cominciano ad apparire,come un fiume carsico, commenti, editoriali, interrogazioni. Insomma diciamoci la verità tra noi. Certe cose si pensano ma nella sua posizione, non si dicono. Ma lui non è abituato. Da più di cinque anni si smazza a gettare veleno, fango, attacchi persino al mite Presidente della Repubblica, non a rispondere alle domande su fatti concreti. Non glielo ha insegnato nessuno. Non ha mai lavorato in un giornale vero, in un ufficio stampa vero. Lui ha fatto altro. Ecchediamine. Un po di pazienza. Tanto lo sanno tutti che i giornalisti sono dei rompiscatole, che capiscono poco, che sono cani che si accontentano di un ossicino da rosicchiare, che fanno domande inutili e spesso inutilmente ripetitive. Tanto per poter dire ” vedi Direttore anche io ho fatto la domanda ma lui si è un po seccato, sicuramente c’è sotto qualcosa”. Di solito è noia ma il cronista non se ne accorge.

Rocco Casalino non ha commesso un reato politico, ha commesso una colpa grave: ha detto ciò che pensava agli interlocutori sbagliati. E se sei l’Istituzione, non puoi, non devi farlo. In un paese normale un errore del genere porterebbe alle dimissioni immediate. Ma il giovane Casalino è l’occhio e l’orecchio della Casaleggio&Associati nel cuore della politica del nostro paese. E non si tocca, anzi lo si difende a spada tratta. Qualcuno persino lo giustifica. Altri si spingono a dire che l’opposizione non dovrebbe comportarsi così come hanno fatto i grillini per anni e anni. L’opposizione deve essere diversa. Insomma quasi da “vecchia diversità comunista”.

Eh no! Ora basta con i buonismi o con il politically correct. Di fronte c’è una destra becera che ripete “me ne frego” e l’opposizione deve essere diversa? Forse che i partigiani lanciavano fiori contro le mitragliatrici nazifasciste? E allora si risponda a dovere, si chiedano le dimissioni di Casalino che ha il solo torto di essere un troppo giovane apprendista stregone.

 

 

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