Giornalisti e giornalismo. Sempre più lontani

Giornalisti e giornalismo. Sempre più lontani

Il mondo dell’informazione in Italia è una nicchia biologia assai suscettibile. Ad esempio, usa sollevarsi indignata, quasi all’unanimità, ogni volta che una Barbara D’Urso intervista un politico su temi di importanza nazionale, nel contenitore carnevalesco dell’intrattenimento domenicale.

Davanti a tale sprezzante invasione di campo, legioni di indignati marciano compatti contro l’umiliazione della propria competenza e professionalità. E Barbarella nazionale offre un pacchetto completo in tal senso: lacrimucce e faccine, voyeurismo da bar, risse e altri annessi trash. Per i difensori della purezza della categoria, gli appigli per scuotere il capo e seriosi palesare disprezzo non mancano affatto.Da un così alto livello di reattività alla contaminazione è consequenziale aspettarsi un inflessibile rigore, almeno negli aspetti tecnici, quando il politico di turno siede davanti a loro. Ma quando questo accade, si scopre che la sedia, che nessuno davvero sano di mente vorrebbe fosse un patibolo, è però una comoda poltrona.

Qui non stiamo parlando di imparzialità, ma di dignità, e non solo della categoria, ma soprattutto del pubblico o del lettore. L’imparzialità non è garanzia di niente, tranne che di prudenza. Dignità e rispetto garantiscono invece attenzione per gli aspetti tecnici, scientifici, misurabili, garantendo così la produzione di buona informazione, pur palesando le proprie convinzioni.Non è importante che l’intervistatore/conduttore mostri di essere d’accordo o meno con l’intervistato. Sarebbe assai giusto che chi pone temi e domande facesse presente a chi usa espressioni come “governo non eletto”, o “invasione” riferendosi all’immigrazione, che la Costituzione nel primo caso, e tutti i dati esistenti nel secondo, certificano che trattasi rispettivamente di sciocchezza e falsità.

Solo così, chi guarda o legge, può riflettere se quelle sciocchezze e falsità sono dette per ignoranza o per malafede, oppure per tutte e due.Questo vale ancora di più per quanti, responsabili di quanto viene detto nello studio in cui conducono o nel giornale che dirigono, accettano passivamente sermoni su temi scientifici, letteralmente da cani e porci. Perché in fatto di scienza, o si è esperti, o siamo tutti cani e porci.

Oggi chiunque può dire qualunque cosa, dove vuole. Questa non è informazione. E non serve a nulla barricarsi dietro l’alibi della par condicio, dando spazio a tutti i punti di vista. “La scienza non è democratica”. E “la velocità della luce non si decide per alzata di mano”.

Signori dell’informazione, almeno questo!

Mauro  Pasquini

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