Game over!

Game over!

Tira un’aria da Weimar. Mentre il duo Salvini-Di Maio impera nel Paese, Maurizio Martina passa da reggente a segretario PD. Insomma, il PD ha deciso di non decidere. Per fare sul serio, ossia avere un vero segretario, dovremmo aspettare il congresso, che si terrà probabilmente nel 2019.

Dopo la sconfitta del 4 marzo l’unica preoccupazione di gran parte del gruppo dirigente non è quella di inviare segnali di vita. E nemmeno è la destra la vera bestia nera di questo PD pieno di generali senza truppe. No. Al di là delle frasi di rito e del minimo sindacale di indignazione contro l’esaltazione dell’ignoranza, del razzismo e dell’estremismo, tutte le energie sembrano essere impiegate nella pretesa dell’abiura dell’ex-segretario Matteo Renzi, nella stesura di un’analisi della sconfitta che condoni le colpe del passato per addossare tutta la responsabilità sugli ultimi quattro anni. Non uno di più, non uno di meno.

Si scomodano motivazioni psichiatriche, per poi puntare di nuovo sul terreno più congeniale, la delegittimazione squadrista in salsa gossippara. A fare da controcanto alla banda di Weimar che rivuole la sua “Ditta”, uno schieramento mediatico da fare invidia. E allora giù con la villa di Renzi e la cura dimagrante della Boschi. Mentre il governo dei miracoli vara un decreto che non include né reddito di cittadinanza né flat-tax. Mentre Conte viene quasi bullizzato in Europa. Mentre nel rumore che copre tutto, nulla accade. Il voyeurismo è da sempre parte integrante del giornalismo, anche del più “alto”. L’appello alla pancia, all’odio guardone, è la più efficace arma di distrazione di massa. Nulla di nuovo

Non sono una novità nemmeno le sempre più numerose lacrime di coccodrillo di questi giorni. Quelle di quanti hanno giocato a considerare il tanfo oscurantista una nuova (l’ennesima) brezzolina primaverile, gravida di grandi idee, grandi progetti, grandi ritorni a un passato mai esistito, se non nella loro craetiva, autoreferenziale nostalgia. Rimembranze sessantottine che di quando in quando tornano a ingentilire le rughe e far ritornare, apparentemente, ventenni.

E non è un segreto per nessuno che tutti siano consapevoli che nel PD, soprattutto nella sua ala “grillina”, non esiste nemmeno lontanamente una leadership alternativa a Renzi. Nessuno che possa davvero sconfiggerlo. Piaccia o no, bene, male o malissimo che sia per il PD.

Sul futuro, nessuna strategia, nessuna idea, nessun percorso avviato. Dalle parole vuote degli interventi in direzione si capisce che i lunghi mesi prima del prossimo congresso serviranno solo a trovare la migliore strategia per riuscire a liberarsi della figura ingombrante di Renzi, come chiede Emiliano, come vorrebbe D’Alema, come spera Bersani.

Fatto questo, qualunque leadership andrà bene, tanto avrà lo stesso compito di Conte al governo, quello di mero “esecutore” del volere di altri.

Un partito così sarà complice di tutto quello che da oggi si prospetta e a cui molti fra i dem si offrono come portatori d’acqua. Un partito così non ha ragione di esistere.

Caro PD, game over.

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