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La giustizia ingiusta. Anzi assurda

“Troppo brutta per essere stuprata”. Dopo la sentenza choc della Corte d’appello di Ancona, riguardo all’accusa di violenza sessuale su una ragazza, gli uffici di ispettorato del ministero della Giustizia hanno deciso di svolgere accertamenti preliminari. Un condannato per femminicidio ha visto dimezzarsi la pena perchè il giudice ha ritenuto che egli abbia agito in preda ad una “tempesta emotiva”.

C’è un clima strisciante da nuova caccia alla streghe. La donna ridotta a carne da macello. Una pulsione certamente minoritaria, ma non più così tanto. Lo dimostra indirettamente l’assuefazione alla morte violenta delle donne, ormai ridotta a tema di puro intrattenimento nella grande fiera della cronaca nera televisiva, generatrice di un indotto di immense dimensioni fatto di esperti, analisti e commentatori.

In tutto questo passa quasi in secondo piano il tema della scarsa presenza delle donne ai piani alti della politica, dell’industria e in generale della classe dirigente del nostro Paese.

8 marzo, il giorno in cui si celebra la festa delle donne.Una data, come ci viene raccontato da TGcom scelta in occasione della Seconda conferenza delle donne comuniste, svoltasi a Mosca nel 1921: in questa occasione fu proposta e approvata l’istituzione di un’unica giornata per le celebrazioni, dato che fino a quel momento queste avvenivano nei diversi Paesi in date differenti. Le ragioni per cui l’8 marzo è stato scelto come giorno da dedicare alle donne sono numerose: la conferenza moscovita fece esplicito riferimento a una manifestazione contro lo zarismo da parte delle donne di San Pietroburgo nel 1917, in cui le donne manifestarono per ottenere “il pane e la pace”; pochi giorni dopo lo zar abdicò e la data è rimasta nei libri di storia ad indicare l’inizio della Rivoluzione di Febbraio.

Eppure, i diritti delle donne stanno evaporando, e quel ch’è peggio è che sta accadendo nell’apatia generale. E non solo nei paesi in cui il diprezzo della donna è parte integrante della tradizione culturale. Sta accadendo qui, da noi, in Europa. Nel nostro Paese viene uccisa una donna ogni 72 ore. Nei primi dieci mesi del 2018, sono state 106 le vittime di femminicidio in Italia, registrando un incremento quasi del 3% rispetto al 2017. Per quanto riguarda le violenze in generale vediamo che il 70,2% avviene in ambito familiare.

Tutto questo conferma la gravissima regressione culturale in corso. Una tendenza a cui prestano il fianco tanto la politica quanto alcune sentenza della giustizia italiana. Dal un lato vediamo il decreto Pillon, il ringalluzzirsi degli antiabortisti, dei critici del divorzio breve, oppure alcuni spot della Lega Nord in cui la donna è di fatto invitata ad assoggettarsi all’uomo. Mentre è di questi giorni la notizia, l’ennesima, di giustizia ingiusta.

Mauro Pasquini

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