Disoccupati per scelta

Disoccupati per scelta

Una  frase che da anni circola nel nostro paese è che i nostri giovani non hanno lavoro. L’altra è che non è vero ma che piuttosto rifiutano i lavoro che ci sarebbero. Partendo da quelli più umili – ammesso che un lavoro onesto sia più umile di un altro – a quelli meno umili. Dal panettiere il cui primo stipendio si aggira intorno ai 1500 euro – però bisogna alzarsi alle due del mattino per essere alle tre sul posto di lavoro, il forno, al fioraio, dall’infermiere (situazione grave in certe regioni d’Italia e meno in altre) al medico di Pronto soccorso. Che però necessita di un terzo luogo comune: è un mestiere di cui ci sarebbe bisogno ma che nessuno fa nulla perché si creino i posti.

La Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu) dice allarmata che ne mancano più di mille a livello nazionale. Il campione su cui è stata fatta la ricerca è di circa 110 strutture di emergenza che rappresentano 6 milioni di accessi, circa un terzo del totale nazionale. Ce ne sono 5800 a tempo indeterminato più circa 1500 precari, bisognerebbe arrivare almeno a 8500. Torna in mente il film di Alberto Sordi “Il medico della mutua” leggendo le parole di Francesco Rocco Pugliese, presidente Simeu in un’intervista “Nel 2001 un medico di pronto soccorso poteva dedicare 26 minuti ad ogni paziente durante il suo turno di lavoro, nel 2016 siamo scesi a 14 minuti e nel 2018 andiamo verso gli 11-12 minuti, un arco di tempo in cui non si prende neanche un caffè”. Nel film la diminuzione del tempo di lavoro significava aumento di pazienti e di guadagno presso la Mutua. Adessoè l’anticamera della non sanità.

E visto che – continua Pugliese – sono oltre 4 milioni l’anno le visite mediche che gli attuali organici effettuano in sovraccarico rispetto agli standard nazionali, in teoria i medici del servizio sanitario nazionale che lavorano nei pronto soccorso il 12 ottobre avrebbero già esaurito le ore di lavoro annuali previste nel contratto. Dal 13 ottobre al 31 dicembre non dovrebbero lavorare”. Da immaginarsi le conseguenze.

La prima risposta al perché ci si trova in questa situazione deriva dalla cattiva programmazione dei posti disponibili nei corsi universitari di specializzazione in medicina d’emergenza-urgenza.
I posti disponibili attualmente a disposizione nelle scuole di specializzazione in medicina d’urgenza sono circa 170 all’anno in 25 università italiane. Ne servirebbero almeno altri 300 all’anno per coprire l’emergenza del settore

Siamo alle solite mancano i soldi? No visto che i soldi per finanziare  le emergenza vengono fuori : molte cooperative mettono a disposizione i loro medici che ovviamente costano di più. Dunque i soldi ci sono, vengono spesi semplicemente malissimo.

In questo campo almeno non siamo i soli, ammesso che, visto che si tratta di sanità, valga la pena di dire mal comune mezzo gaudio.

In Spagna la fortissima casta dei medici di base  resiste con forza nei pronto soccorso e resiste alla nascita delle scuole di specializzazione che infatti non sono ancora state istituite.
La Gran Bretagna è in crisi fortissima perché pur avendo le scuole da 50 anni il sistema sanitario non ha davvero fondi dopo gli ultimi tagli ad alzo zero. La lingua inglese aiuta a reclutare facilmente da altri paesi angolofoni ed il sistema comunque sopravvive.

In Germania le scuole esistono solo da un anno, ma trattandosi dei tedeschi c’è da giurare che tra pochi anni andranno a regime benissimo.

Restiamo noi, come al solito. Benestanti sperperoni, male organizzati con qualcuno che ne trae cospiqui guadagni mentre la popolazione resta in fila in interminabili attese.

 

Eduardo Lubrano

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