Cosa succede nel PD

Cosa succede nel PD

Leopolda, congresso, proposte politiche. La nostra intervista a Marco Di Maio, deputato del Partito Democratico, per cercare di comprendere cosa sta succedendo all’interno del principale partito di opposizione in un momento particolarmente complesso per il nostro paese. E in una fase dove gli annunci e le fake news inquinano la vita politica.

On. Marco Di Maio, come risponde a chi da dentro il PD, sia tra i dirigenti sia nella base, ha guardato alla kermesse fiorentina come a un rito alieno alla natura del Partito Democratico?

In maniera molto semplice: evidentemente non sono mai stati alla Leopolda. Non si è parlato dello statuto del Pd e del congresso, è vero; ma si è parlato per tre giorni di proposte, di come fare opposizione, di cultura, di programmi, di idee per costruire un’alternativa a questo governo. C’erano migliaia di iscritti al partito, ma anche tantissime persone che non lo sono e forse nemmeno lo votano ma vogliono stare dalla nostra parte. Se tutto ciò lo si considera estraneo al Pd, forse chi fa queste considerazioni è estraneo alla realtà.

E’ in corso la preparazione di un nuova formazione politica? Qualcuno ha addirittura parlato di svolta peronista.

Svolta peronista? Spero si stia scherzando. Abbiamo un governo i cui rappresentanti parlano di chiudere il Parlamento, attaccano la stampa, propongono forme di referendum senza quorum e senza limiti di materia, denigrano ogni forma di opposizione e il problema sarebbe Renzi che in tre giorni richiama a Firenze oltre 30mila persone? Sarà meglio pensare a come mettere a valore questo patrimonio, sapendo che da solo non basta ma anche che non se ne può fare a meno.

Tra le proposte presentate a Firenze c’è la “contromanovra Renzi-Padoan”, in risposta alla legge di bilancio del governo gialloverde

In concreto, quali sono i punti salienti della “contromanovra” ?

La contromanovra prende le mosse dagli stessi parametri di bilancio proposti dal Governo (benché non condivisi, visto il caos finanziario che hanno prodotto). La “nostra” manovra elimina il reddito di cittadinanza, la pensione di cittadinanza, la “quota 100”, la flat tax, il condono fiscale, l’Ace e l’Iri. E prevede l’abolizione dell’imposta di registro (4,8 miliardi) per dare uno shock al mercato immobiliare; un piano straordinario di investimenti per la messa in sicurezza del territorio, per l’edilizia scolastica e contro il dissesto idrogeologico (4 miliardi di ri-finanziamento); l’abolizione completa dell’Irap dal 2020 (per un valore di 13,8 miliardi); un assegno universale per accompagnare le famiglie con figli fino al compimento della maggiore età (9 miliardi di euro). Puntiamo, quindi, ad usare i soldi per ridurre il costo del lavoro per cittadini e imprese, per sostenere le famiglie, incoraggiare gli investimenti pubblici e privati. Fare debito per dare soldi a chi resta sul divano è il modo peggiore di spendere i soldi.

La corsa per la segreteria si prospetta ormai come un sfida tra Nicola Zingaretti e Marco Minniti, che si sta prendendo ancora qualche giorno di riflessione prima di “sciogliere la riserva” e accettare ufficialmente la candidatura.

 Minniti ha l’appoggio di Renzi. Alla fine sarà lui lo sfidante di Zingaretti?

Non glielo so dire. Posso solo affermare, cosa che ho già fatto pubblicamente, che sostengo l’appello dei sindaci per la candidatura del collega Marco Minniti alla segreteria nazionale del Partito Democratico. Marco ha autorevolezza, competenza e capacità di parlare anche oltre i confini tradizionali della politica.

L’On. Di Maio ha manifestato grande apprezzamento anche per Teresa Bellanova. “Una persona che stimo e che ha svolto un ottimo lavoro da vice ministro allo Sviluppo economico, ma non voglio entrare nel gioco dei “totonomi”. Intanto riaffiora la voglia diffusa tra molti dirigenti di liberarsi di Matteo Renzi, ma non del suo consenso, ancora altissimo nel partito. L’ex segretario è visto infatti come un ostacolo a future alleanze col M5S.

Teme che questo congresso possa trasformarsi in una resa dei conti finale?

No, non mi spaventa il confronto. Anzi, ritengo che un buon congresso possa rafforzare il Partito Democratico e, spero, renderlo uno strumento entro il quale convogliare le forze della società che non si riconoscono nella maggioranza che governa il Paese.

Mauro Pasquini

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