Consultazioni: PD in MoVimento

Consultazioni: PD in MoVimento

Il Presidente Mattarella, guardiano della Costituzione, ha esplorato eventuali vie d’uscita dallo stallo del dopo voto. Tornata a mani vuote la Casellati, è toccato a Fico fare il giro dei partiti.

Il Presidente della Camera ha sondato il PD, che si è subito offerto quale possibile terreno fertile. Questa è la politica, questa la democrazia, questo il proporzionale. Davanti alle impellenze del paese, il “nemico” ritorna avversario e lo scontro ridiventa dialogo.

Tutto giusto. Manca però una tessera in questo bucolico puzzle costituzionalmente corretto: le proposte politiche; ossia la materia prima sulla quale capire dove, come e se passare dallo scontro al dialogo, con l’ex-nemico ora avversario.

Ma tra PD e M5S, per quest’ultimo, è sulle proposte politiche che il nemico resta tale e lo scontro idem. Di Maio ha infatti dettato le regole su come il PD debba intendere e accettare il dialogo: primo, non rivendicando le cose fatte al governo; secondo, non chiedendo al M5S di rinunciare né ai propri cavalli di battaglia elettorali né a Di Maio premier.

Dignità avrebbe voluto che tutto fosse finito lì, con un sorriso a testa bassa mentre si raccoglie le scartoffie e ci alza salutando. E invece no. Il mantra è fingere di considerare questo linciaggio morale un “dialogo”. Chi non si allinea è tacciato di “sfascismo”, “irresponsabilità”, “fanatismo”, “fame di vendetta”, “squadrismo”, “ignoranza politica”, psicopatie varie e addirittura di “eversione”. Nessuna di queste affermazioni è di origine grillina. Tutte provengono da famosi giornalisti, politici di primo piano, analisti e politologi di rango considerati la crema della nostra intelligentia, e quasi sempre di sinistra o di centrosinistra. Il PD abbonda di esempi in tal senso.

In pratica, molti di quelli che hanno contestato a Renzi mancanza di collegialità durante la sua segreteria, ora non solo si affrettano a negare a chi la pensa diversamente pari dignità delle proprie convinzioni, ma anche ne suggeriscono incapacità di intendere e volere, descrivendo chi non vuole un governo coi 5S come ammalato di tifo cieco e scellerato.

Ma il bello è che questa orwelliana rivolta contro il dissenso (fatta da solenni beniamini della collegialità), non è solo una guerra interna, ma è un attacco diretto, con il medesimo piglio accusatorio, anche contro la parte largamente maggioritaria del proprio elettorato, fortemente contraria a ogni ipotesi di alleanza o contratto di governo col M5S.

Hai voglia a fare congressi e consultazioni! Finirà solo con la fine.

Mauro Pasquini

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