Congresso PD: Zingaretti in MoVimento.

Congresso PD: Zingaretti in MoVimento.

La macchina del congresso PD è in moto. Al di là dei distinguo di facciata, Nicola Zingaretti è il nome del riscatto della “Ditta”, l’eterogenea opposizione interna al PD che include gli scissionisti di LeU, il cartello elettorale made in D’Alema.

Con la candidatura di Zingaretti torna in ballo la voglia mai sopita di una parte del PD di allearsi con il partito di Grillo e Casaleggio, fedelissimo e zelante alleato della Lega di Matteo Salvini.

Zingaretti ha infatti riproposto la necessità di dialogare coi 5S, per sfidarli nel merito. Parole che non svelano le reali intenzioni. A quanto pare non siamo lontani dal congresso, sarebbe il caso di trovare il coraggio di esporre cosa esattamente si vuole fare col M5S.

Qualora il governo Lega-M5S, di ultradestra, sovranista e antieuropeista dovesse implodere prima del previsto per l’evidente inettitudine, Zingaretti è favorevole a una futura alleanza politica con l’azionista di maggioranza di tale governo?

Si o no? Continuare a usare parole generiche come “confronto” vuol dire scappare dal dovere di fare chiarezza.

Se si tratta di confrontarsi sui temi non c’è bisogno di fare un governo insieme. Ci si confronta in parlamento. Come hanno fatto i governi Renzi e Gentiloni. Il confronto c’è stato su molte questioni. La stessa legge Zampa “sui minori non accompagnati”, una conquista di civiltà del nostro Paese che ha contribuito a piegare il Ministro dell’Interno nella vicenda “Diciotti”, è stata frutto di quel confronto e fu votata anche dal M5S. Questo è il modo di agire e così si è agito. Non c’è dunque bisogno di fare appelli in tal senso.

Se invece si vuole fare coi 5S un’alleanza politica, innanzitutto si deve avere il coraggio di dirlo chiaramente, da subito. E con questa ammissione di intenti andare al congresso e chiedere il voto delle donne e degli uomini della comunità del PD. Perché è chiaro che, in tal caso, questo diventerebbe il tema centrale della battaglia congressuale.

Perché dunque non dirlo con chiarezza? Di cosa si ha paura?

Forse che l’odio personale verso Renzi non sia abbastanza attecchito nella comunità PD da far sorvolare la maggioranza degli elettori sul fatto che il M5S è “geneticamente” simile  Lega di Salvini e soprattutto operativamente indistinguibile?

Si teme che la grande bugia del M5S come “nuovo centro moderato” (cit. Bersani) o addirittura come “nuova sinistra” offenda la dignità e la storia personale di tanti elettori, troppi per rimpiazzare quelli che dovrebbero uscire “dal bosco” per tornare alla ricostituita Ditta?

Certo, in questo caso diventa più comprensibile il perché degli attacchi rivolti solo a Salvini e non Di Maio. Si tratterebbe di un ausilio nella costruzione di un falso alibi per i grillini, da rivendere come condono per l’orgoglio di chi da sx ha votato 5S solo in odio a Renzi e al PD e non per convinzione.

Questo spiegherebbe anche l’adiacenza compiaciuta che ha segnato l’atteggiamento della sedicente sx-sx verso le diffamazioni, gli attacchi sessisti, il linciaggio mediatico della macchina del fango a cinque stelle verso donne e uomini del PD, rei di non aver fatto abiura della propria dignità.

Una consapevole, convinta adiacenza con la peggiore destra di sempre, che si è spinta fino alla tolleranza (per non dire tifo) in vicende di eversione come il caso Consip.

Questa è la nuova sinistra? Basta dirlo. Anche se sembra di più la vecchia destra.

Mauro Pasquini

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