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A Nairobi l’assemblea ONU sull’ambiente

Da oggi al 15 marzo 2019 a Nairobi si svolge la quarta sessione dell’Assemblea ambientale delle Nazioni Unite (UNEA-4)

Il tema generale dell’assemblea sarà “Soluzioni innovative per le sfide ambientali e il consumo e la produzione sostenibili“. All’interno di questo grande cappello i delegati provenienti da tutto il mondo nello specifico si occuperanno di tre grandi aspetti:

1 – le sfide ambientali legate alla gestione della povertà e delle risorse naturali, compresi i sistemi alimentari sostenibili, la sicurezza alimentare e l’arresto della perdita di biodiversità;
2 – approcci del ciclo di vita all’efficienza delle risorse, energia, prodotti chimici e gestione dei rifiuti;

3 – sviluppo innovativo sostenibile delle imprese in un momento di rapido cambiamento tecnologico.

A proposito di biodiversità – un argomento del quale ci siamo occupati diverse volte – c’è una tematica della quale invece non abbiamo ancora raccontato: la agrobiodiversità.

Cos’è?

E’ l’insieme di tutte le specie vegetali e animali che coesistono in una certa area, compresi la fauna e le specie vegetali più rilevanti, gli insetti e i micro-organismi che vivono in un determinato ecosistema. La diversità biologica di un ambiente è importante perché permette un rinnovamento della flora e della fauna in tempi rapidi e dunque un’agricoltura “sostenibile”.

E’ importante perché protegge le specie esistenti anche attraverso l’eliminazione degli insetti e delle piante dannose, e perché rende fertile il suolo e mantiene intatta la qualità dell’acqua contenuta nelle falde freatiche sottoterra. L’agricoltura moderna ha ridotto di molto la biodiversità, privilegiando la coltivazione di alcune specie e trascurandone altre per ragioni legate al mercato universale: in realtà ci sono oltre 270.000 specie vegetali in natura, e 30.000 di queste sono commestibili, ma l’uomo ne coltiva solo 120. Nove di queste rappresentano il 75% dell’alimentazione umana (frumento, riso e mais nello specifico compongono per quasi la metà il fabbisogno di calorie della popolazione mondiale).

La minor quantità di varietà biologica dipende anche dalla deforestazione perché riducendo la superficie boschiva sulla terra si riduce anche l’habitat naturale di molte specie vegetali e animali, con conseguenze negative per l’intero ecosistema.

Dagli anni ’70 abbiamo assistito ad una riduzione importante della agrobiodiversità a causa della “rivoluzione verde”: nuove varietà di prodotti agricoli geneticamente migliorati (in particolare riso e frumento) per aumentarne la produzione. Una tecnica che ha diminuito il numero delle varietà naturali e reso difficile la capacità degli ecosistemi di difendersi dai parassiti. Un esempio di quanto appena scritto si è visto chiaramente in Cina, dove a metà del XX secolo si coltivavano circa 10.000 varietà di grano, di cui l’80% locali, ma che già negli anni Settanta erano scese a 1.000, di cui solo il 5% locali.

Altre cause di riduzione della varietà biologica sono l’intensivo uso dei pascoli, che alla lunga comporta l’impoverimento del suolo; la caccia indiscriminata; l’inquinamento ambientale; l’uso di diserbanti e di pesticidi chimici. La conseguenza è che un numero sempre maggiore di specie animali e vegetali sta scomparendo e secondo stime della FAO negli ultimi anni sono scomparse circa 300 razze animali, e circa altre 1500 sono a rischio estinzione.

Il problema della biodiversità è diventato sempre più pressante negli ultimi trent’anni: nel 1992 proprio in Kenya è stato firmato l’accordo più importante, la base per tutti gli altri trattati del genere, chiamato “Convenzione sulla Diversità Biologica (CBD)”, firmata ad oggi da 196 paesi. Contiene una serie di interventi da parte dei Governi e l’attuazione di serie politiche per la conservazione delle specie e la difesa della biodiversità, ponendo una serie di obiettivi che sono stati riformulati nel tempo, anche se – per esempio – l’obiettivo di ridurre la perdita di biodiversità entro il 2010 è sostanzialmente fallito.

Il Trattato Internazionale sulle Risorse Fitogenetiche per l’Alimentazione e l’Agricoltura (ITPGRFA), negoziato nell’ambito della FAO è entrato in vigore nel giugno 2004: l’obiettivo è garantire la sicurezza alimentare attraverso un uso ragionato delle risorse genetiche vegetali, permettendo agli agricoltori il libero accesso a tali risorse (senza cioè i limiti della “proprietà intellettuale”) e promuovendo il libero scambio dei semi in base alle leggi nazionali, per favorire una maggiore varietà delle specie attraverso gli incroci naturali. Senza un impegno specifico dei Governi a difesa della diversità biologica, anche sacrificando interessi economici legati alle politiche agricole, difficilmente si otterranno risultati concreti nel prossimo futuro e ciò potrebbe comportare seri problemi nella capacità dell’agricoltura di soddisfare il fabbisogno alimentare della popolazione mondiale in costante crescita.

Eduardo Lubrano

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