Quale Egitto ?

Quale Egitto ?

Il fascino della storia con le piramidi ed i Faraoni solo per fare due esempi famosissimi; il deserto e la penisola del Sinai; Sharm el Sheik ed il turismo; la posizione strategica ed il moimento dei Fratelli Musulmani che nel 2018 hanno compiuto 90 anni. Quattro fotografie dell’Egitto che tra ieri ed oggi ci danno, una volta analizzate un quadro più chiaro di cosa è l’Egitto oggi.
Un paese africano di 90 milioni di abitanti. Che ha confini delicatissimi. Ad Ovest il limes con la Libia, ad est quello con Israele e dunque con il Medio Oriente e l’Asia. A Sud – Ovest con altri stati africano a Sud – Est con stati arabi non tutti amici.

La storia millenaria dell’Egitto con le sue tradizioni ed i suoi tesori all’aria aperta, le necropoli, le piramidi e quant’altro, continuano ad essere un magnete straordinario per il turismo, una delle fonti di guadagno per il paese più importante. Ed anche quella fa sì – per esempio – che il turismo sia uno dei perni sul quale si reggono ancora in buono stato le relazioni diplomatiche tra Il Cairo e Roma. Perché nel paradiso dei turisti marini, Sharm, i primi ad arrivare siamo stati noi. O meglio Ernesto Preatoni imprenditore emiliano “Dalla Russia all’Egitto” come si legge sul suo sito. Che nel 1994 anticipò tutti intuendo quanto di buono si poteva fare in quel posto baciato dalla natura aprendo il primo villaggio turistico. E che resiste nonostante gli attacchi dei terroristi che hanno sconvolto il paese negli ultimi dieci anni.

L’importanza dei Fratelli Musulmani nella storia moderna dell’Egitto

Quello egiziano è stato un pese che per molti anni ha vissuto una sorta di pace interna  – relativa – grazie ai governi che si sono succeduti più spesso impegnati nella guerra col vicino Israele che altro. Anche se dal 1928 – ecco la ricorrenza dei 90 – i Fratelli Musulmani rappresentano, o vogliono rappresentare – l’alternativa al potere costituito. Fondati ad Ismailia – una cittadina sul canale di Suez –  da Hassan al Bana, allora 22enne figlio di un artigiano ed iman molto apprezzato per il suo fondamentalismo ma non violento, i Fratelli Musulamani erano in contrapposizione col governo inglese che in quel momento comandava nel paese.

“La comunità musulmana deve essere riportata alla sua forma originaria … oggi è sepolta tra i detriti delle tradizioni artificiali di diverse generazioni ed è schiacciata sotto il peso di quelle false leggi ed usanze che non hanno … niente a che fare con gli insegnamenti islamici”

Dunque la religione deve regolare la vita spirituale e terrena dei fedeli. Il messaggio appare chiaro : un Islam politico che divverà la strada per la nascita di movimenti politici futuri Come spiegato da al-Banna, nel Congresso a Il Cairo nel gennaio 1939, la Fratellanza si fondava sul principio del “ritorno alle fonti” , cioè un ritorno dell’Islam alla fonte pure del Libro di Dio e della tradizione del suo Profeta, che propone il rispetto rigoroso della sunna, ed in particolare i dogmi di fede e agli atti di culto. Una riforma spirituale e dei costumi avrebbe dovuto trasformare la società dapprima in Egitto e poi in tutto il mondo musulmano, fino alla nascita di uno Stato Islamico.

Ciò che farà dei Fratelli Musulmani un vero pericolo per la società egiziana sarà il fatto che nel corso e dopo il secondo conflitto mondiale nacque un’ ala militare chiamata “Apparato”, che godeva di una sostanziale autonomia d’azione e che, probabilmente , sfuggiva al controllo di al-Banna. Dopo la fine delle guerra l’Apparato accusò l’Egitto e gli altri governi arabi di non aver aiutato i fratelli palestinesi. Fu allora che compì diversi attentanti , il più grave dei quali fu  il 28 dicembre del 1948 , quando assassinò il Primo ministro egiziano Fahmi Al-Nuqrāšī Paša , la cui “colpa” era stata quella di aver approvato un decreto di scioglimento dei Fratelli Musulmani . Il 12 febbraio 1949 , forse come ritorsione, il leader Al Banna fu ucciso davanti la sede dell’Associazione dei giovani musulmani.  E colui che diede la morte ad al-Banna si chiama Anwar al-Sadat, futiro terzo presidente della Repubblica araba d’Egitto, feroce nemico per tutta la sua vita della Fratellanza nonché uno dei personaggi più importanti nella storia del paese. Da quel momento in avanti la vicenda dei Fratelli Muslmani ha conosciuto un lungo periodo di silenzio anche se non sono mai scomparsi come dimostra il radicamento all’interno degli studenti e nel mondo dei sindacati dei professionisti per cercare di islamizzare sempre di più la società egiziana.

Al momento dell’arrivo della primavera araba in Egitto, la fratellanza che aveva sempre rifiutato di trasformarsi in partito politico per evitare i contrasti interni che sempre ne derivano, fondò il Partito Libertà Giustizia che nel 2011 ebbe un successo incredibile alle elezioni parlamentari e nel 2012 elesse addirittura Mohammed Morsi alla Presidenza della Repubblica. Sembrava il trionfo definitivo. E’ durato poco perché l’Egitto è un paese islamico ma non così fondamentalista come lo vorrebbero i Fratelli e nel 2014 il potere militare – fortissimo da sempre nel paese – ha rovesciato Morsi e portato al potere un governo di militari e fatto salire alla presidenza il generale Al Sisi che nelle elezioni di quest’anno è stato riconfermato col 97 per cento dei voti. E che contro i Fratelli Musulmani ha ustao il carcere e la pena di morte come se fosse acqua. Al punto che oggi a 90 anni dalla sua fondazione la Fratellanza è al punto più basso della sua storia.

Eppure mantiene il paese in uno stato di continua allarme per i legami con il terrorismo internazionale avendo ancora basi ed agganci molto forti tanto al confine con la Libia quanto nella penisola del Sinai, vicino alla Palestina. Il governo del Cairo è schierato ufficialmente con Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e Bahrein nel boicottaggio contro il Qatar accusato di favorire i terroristi mondiali, e l’Iran.

Italia ed Egitto: lo stato delle relazioni

Nelle segnalazioni dei vari organismi internazioni di controllo dei diritti umani l’Egitto non è ben messo. La libertà di stampa, le torture, il carcere facile, la scomparsa di persone, la morte misteriosa delle stesse sono un po’ troppo all’ordine del giorno per un paese che vorrebbe accreditarsi agli occhi del cosiddetto mondo civile. E l’Italia ha in corso proprio con Il Cairo un caso davvero inquietante dal 2016. Giulio Regeni, un ricercatore friuliano allìepoca 28enne, fu rapito nella capitale egiziana il 25 gennaio del 2016 e ritrovato in condizioni orribili il 3 febbraio dello stesso anno senza vita. Nonostante le immediate e reiterate manifestazioni di volontà di fare giustizia e di voler arrivare assolutamente alla verità ancora oggi non è stato fatto un solo passo in avanti da parte né dell’Egitto né dell’Italia. Un caso che somiglia tanto a quello di Ilaria Alpi e Milan Hrovatin uccisi in Somalia nel 1994 e del cui omicidio non si sa nulla.

Ed allora perché Italia ed Egitto hanno ancora relazioni diplomatiche che il presidente egiziano al-Sisi definisce “uniche. La portata delle relazioni economiche, culturali e umane fra Egitto, il suo governo e gli italiani sono fra le migliori”?

La storia dice che la Roma antica invase l’Egitto – Antonio e Cleopatra ci ricorda qualcosa? – ed importò cultura, tradizioni e quant’altro di bello. Poi negli anni della II^ Guerra Mondiale al seguito dei nazisti ci abbiamo provato ancora e le relazioni furono interrotte. Ma poi furono riprese ed oggi i due paesi hanno ambasciate aperte – a Roma e a Il Cairo – e consolati – a Milano ed Alessandria d’Egitto. La storia economica dice che noi abbiamo uno dei più importanti insediamenti dell’Eni laggiù che estrae gas ed idrocarburi. Che l’Egitto per noi è una meta turistica tra le più importanti e che entrambi questi investimenti vanno protetti quasi ad ogni costo. Ancora.

La questione economica

L’Egitto ha un’economia in ripresa. Il Cairo ha raggiunto un accordo col Fondo Monetario Internazionale per un prestito triennale di 12 miliardi di dollari. Finora ne sono stati erogati 6. Una spruzzata di cose molto tecniche :l’Egitto ha dovuto sbloccare il corso di cambio fisso, aumentare le imposte e ridurre i sussidi per l’elettricità, i carburanti e i prodotti alimentari. La lira egiziana ha subito una forte svalutazione (ca. il 50%) dopo lo sblocco del novembre 2016. Ai fini di supportare la valuta e frenare  l’inflazione, la banca centrale ha innalzato drasticamente il tasso di interesse di riferimento. I principali obiettivi del programma sono un tasso di cambio flessibile, il risanamento di bilancio e l’introduzione di riforme strutturali. Nel 2018 e nel 2019 la crescita annua del PIL dovrebbe superare il 5%. Sebbene abbia accresciuto la competitività esterna, il deprezzamento della valuta ha scatenato anche un incremento dell’inflazione complice l’impennata dei prezzi delle importazioni. I tagli alle sovvenzioni hanno aggiunto un’ulteriore pressione sui prezzi al consumo. Nonostante il  calo registrato dal 2017, l’inflazione dovrebbe rimanere al di sopra del 15% nel 2018 e nel 2019, impedendo una domanda più forte da parte dei consumatori.

Gli egiziani da tempo stanno costruendo a nord est del Cairo, lungo il Nilo (ancora la storia che ritorna…)una nuova capitale. Per ora non ha un nome, solo NCA e dovrebbe esser pronta nell’estate del 2019. Sarà la capitale amministrativa con due scopi principali tra gli altri: svuotare Il Cairo che non regge più gli attuali 19 milioni di persone che l’affollano e dare una nuova immagine del paese. Ci sarà tutto e tutto molto più grande: un palazzo presidenziale 8 volte più grande della Casa Bianca, un parco giochi a tema  più grande di Disneyland; il campanile più alto d’Egitto; il minareto, l’aeroporto, il Parlamento, la Banca centrale e via dicendo. Per far questo servono moltissimi soldi. Parte dei 60 miliardi di dollari che il presidente cinese XI ha annunciato all’inizio di settembre per alcuni paesi africani tra cui proprio l’Egitto.
Che in cambio può offrire alle aziende cinesi che porteranno lì la loro manodopera gli idrocarburi, i gas naturali, i fosfati, il silicio, i graniti, il manganesio, il titanio.
In tutto questo l’Italia spera di esserci.

Eduardo Lubrano

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