VENI, VIDI, PICI

La Padania ha annesso il centro Italia. Matteo Salvini è il nuovo Gran Duca di Toscana. Con la caduta di Pisa e di Massa, e per la prima volta nella storia repubblicana anche di Siena, tutte espugnate dal centrodestra a trazione leghista, finisce l’era della Toscana rossa. Per il Partito Democratico è una sconfitta probabilmente letale. Il gruppo dirigente, da Martina in giù, deve prendere atto con effetto immediato di questo imminente pericolo di vita, e sgomberare il campo, lasciando a un congresso “costituente” la parola sul futuro.  Durante la segreteria Renzi eravamo abituati a vedere la minoranza del partito vivere le sconfitte elettorali come proprie vittorie, come occasioni dalle quali rilanciare la riconquista della “Ditta”. I dati di oggi dovrebbero suggerire ai nemici interni di Renzi, in primis ai fuoriusciti di LeU, che non è più il caso di festeggiare facendo finta di dolersi. Gli stessi numeri che impietosi raccontano la penosa agonia dell’ultimo grande partito italiano sinceramente atlantista ed europeista, mostrano come alla sua sinistra non esista più niente. Nessuna prateria, nessun bosco, niente. I disinnamorati del PD, così come quelli che da sinistra lo hanno sempre ritenuto il male assoluto, ora stanno quasi tutti di là, a destra. A sinistra dell’esangue Pd c’è solo vecchia, sparuta nomenclatura con pochi annessi e connessi d’apparato e un esile codazzo elettorale oramai insufficiente anche per la sola testimonianza. Stanno tutti di là. Batti e ribatti, ruspa e porti chiusi hanno eccitato anche i palati più esigenti, o meglio, apparentemente più esigenti. Quelle anime belle in fondo non hanno mai disdegnato l’uomo forte, da Stalin a Castro, fino a Maduro.  Quasi tutti quelli che hanno smesso di votare PD perché non volevano votare Renzi, hanno scelto fra i gemelli molto poco diversi della destra populista, Lega o M5S; oppure sono rimasti a casa. In sostanza, il PD è moribondo ma a sinistra del PD è rimasta solo una bocciofila semideserta. Mentre Salvini, in attesa di spezzare le reni all’Europa, a Soros, a Saviano, a Burioni, twitta, posta, dichiara, si tiene stretti i suoi padani, porta a guinzaglio i 5S, ammalia il sud, seduce e ringalluzzisce i post-comunisti, dissangua Forza Italia. Per governare e produrre leggi c’è tempo. Ma il resto funziona. Il leghista vince, impera, eccita. È la democrazia bellezza. O no?