Ungheria first: il trionfo di Visegrad, l’umiliazione dell’Italia

Il vertice europeo “sui migranti” si conclude con un accordo che dice “no” alla distribuzione obbligatoria dei rifugiati. È prevista invece la realizzazione di centri su base volontaria per l’accoglienza ai migranti. Insomma, tutto come prima, se non peggio. La formula “su base volontaria”, ripetuta più volte nel documento, sancisce il trionfo del gruppo Visegrad e mette una pietra tombale sulle velleità del governo Salvini – Di Maio e sull’anima politica dell’Europa. Dalla corresponsabilità, per la quale si erano battuti i precedenti governi Renzi e Gentiloni, si è retrocessi alla volontarietà. Si tratta tecnicamente di un generalizzato disimpegno. Esattamente quello che piace ai paesi del gruppo Visegrad, Ungheria in testa, che adesso possono avvalersi di un principio riconosciuto ufficialmente in sede Europea: ognun per sé. A riprova, la dichiarazione fin troppo chiara che Macron si è affrettato a rilasciare dopo il vertice: “centri di accoglienza non in Francia, ma solo nei Paesi di primo arrivo”. Non siamo nemmeno al punto di partenza, bensì più indietro.

L’Europa è dunque un ectoplasma, con il plauso di quasi tutti e le roboanti felicitazioni del governo italiano, che almeno gli interessi di Orban e compagni dimostra di averli a cuore.

In soldoni, il premier Conte, “esecutore” della politica leghista e grillina, è tornato da Bruxelles con una sbrigativa pacca sulla spalla. Nulla di più. Dalle parti della maggioranza gialloverde si preferisce parlare addirittura di successo, di un cambiamento repentino dell’attenzione in Europa verso le istanze italiane. Quello che non viene detto è che l’Italia da oggi è più sola, anche se Conte è costretto a sostenere il contrario per ragioni di “contratto”.  Le aspettative create da Salvini e Di Maio su questa e sulle altre materie hanno costantemente bisogno di dosi crescenti di creativa interpretazione della realtà. Da qui il lunare trionfalismo del premier “esecutore”, che durante il vertice, con aplomb macchiettistico ha fatto sghignazzare i “colleghi” uscendosene con la frase “Parlo da avvocato”. “Io ho fatto il saldatore” e “io il pompiere” gli hanno risposto rispettivamente il premier svedese e quello bulgaro. Ma in patria non mancano gli “Istituti Luce” pronti a srotolare tappeti rossi che portano direttamente agli studi dei talkshow o alle rotative di taluni giornali Torquemada con l’opposizione e cheerleader col governo.

A noi italiani non resta che celebrare il trionfo di Visegrad, fingendo che sia anche il nostro.