Una fiction a 5 stelle: da portavoce dei cittadini a corrente della Lega

Dalla sua fondazione (2009) il M5S ha preso una rincorsa lunghissima per arrivare a frantumarsi su Salvini e diventarne zelante compare e silente fornitore di voti in parlamento.

Man mano che la rincorsa procedeva, è andata ingrossandosi la schiera di quanti hanno ritenuto funzionale per se stessi il soffiare sulle ali di cera di questo moderno prodotto mitologico; ben sapendo che quelle ali erano di cera, ma descrivendole d’acciaio, in un crescendo di entusiastica riverenza, nella speranza di fare in tempo a ricevere il riscontro agognato.

La fiction era chiara a tutti, da subito. In molti però, perduta la speranza di giocare un ruolo di rilievo nella vita politica reale, hanno intenzionalmente confuso la fiction con la realtà, allo scopo di strappare una particina, anche minore, anche in un copione dagli esiti eventualmente nefasti per il paese.

Nel lungo elenco delle false conversioni sulla via Damasco, la più esplicativa dello stato comatoso della politica italiana è quella messa in scena da coloro che hanno finto di credere che il M5S fosse, in qualche sua parte, di sinistra. Il M5S non era di sinistra agli inizi, non lo è stato negli anni successivi, non lo è adesso. Al netto dei solenni buoni propositi che nelle democrazie occidentali tutti condividono, o meglio, che nessuno può ammettere di non condividere, il Movimento 5 Stelle ha sempre avuto toni, idee, comportamenti, obiettivi in tutto e per tutto di destra. Di una destra regressiva, sciovinista, antieuropeista.

Ma la storia è antica. Già massimo D’Alema aveva considerato una “costola della sinistra” la Lega Nord. Quella di Bossi, di Borghezio, della secessione, del rito dell’ampolla lungo le sponde del “dio” Po, delle fiere offese al tricolore, delle adunate a Pontida con elmi celtici e cori contro i meridionali e “Roma Ladrona”. Più prudente ma non meno lunare è il Bersani di oggi, che ha ritenuto e continua tignosamente a ritenere il M5S il “nuovo centro moderato”. Sia D’Alema che Bersani considerano “destra”  Matteo Renzi e il PD degli ultimi 4 anni. Questo chiude il cerchio e spiega il 3% di LeU (cartello elettorale creato da D’Alema e Bersani in funzione anti-PD) e la loro instancabile opera di attacco al PD e di difesa d’ufficio del M5S. Per correttezza c’è da segnalare che lo stesso Bersani, in un rarissimo, fugace momento di autocritica, ha definito LeU una “rimpatriata”. Poi è tornato in loop, da un talkshow all’altro.

Ma il punto è che da Scalfari in giù, in tanti si sono  allineati su questo nuovo, grottesco mantra del grillismo di sinistra. E su questo finto abbaglio qualcuno ha tentato di costruire il piano B, l’alleanza col M5S, per liberarsi definitivamente di Renzi e del PD riformista, che di certo ha commesso molti errori ed è uscito dalle urne sanguinante, ma non morto. Alla ferma opposizione di Matteo Renzi a che il PD finisse a fare il parafulmine dei fallimenti del governo gialloverde, i neo-grillini “de sinistra” hanno urlato addirittura all’eversione.

Oggi Salvini impera, dall’immigrazione al fisco, alla cultura. Da Casaleggio in giù, fino ad arrivare (scendendo in un lungo elenco) al premier “esecutore” Giuseppe Conte, tutti stanno al passo, buoni, zitti e sorridenti. Ed ecco che parte la farsa del pubblico stupore da parte della tante anime belle che hanno tirato la volata ai grillini. Nessuna autocritica, da nessuno. Anzi, baldanzoso e guerresco rilancio al grido salvifico di “ e allora il PD”, condito con colte citazioni e tripli carpiati politologici.

Eppure, per chi non aveva altri obiettivi se non quello di provare a capire, tutto era chiaro fin dall’inizio. Partito da destra, giunto alla vittoria da destra, oggi il M5S di Grillo e Casaleggio è diventato una corrente della Lega di Matteo Salvini. Insomma, tutto in famiglia.