Rocco Casalino siamo noi. Nessuno si senta escluso!

“Ora che chiudi, cosa fai?”. Così Rocco Casalino si è rivolto a Federico Merlo, giornalista del Foglio, riferendosi alla testata fondata da Giuliano Ferrara.  “Bravo Rocco, basta parassiti!” lo acclama Mr Adusbef, Elio Lannutti, oggi senatore grillino.

Così è. L’intimidazione di un giornalista, buttata lì allegramente, da posizioni di governo, nell’euforia artificiale dei preparativi per le celebrazioni mediatiche di un presunto trionfo di oggi, l’affaire vitalizi, che già si prospetta come un nuovo, più grande salasso domani.

Questo grazioso quadretto non è una scena scappata di mano, non è il frastuono di un momento che squarcia il silenzio di una consueta compostezza.

Quelle parole, quel tono, quelle pose e tutto quello a cui palesemente alludono non sono l’eterno ritorno di anacronistici rigurgiti fascisti.

Tutto questo siamo noi, oggi, ora. Non serve guardare troppo indietro per dare un nome alla nostra colpevole arrendevolezza all’abbrutimento collettivo, che condanniamo in pubblico per deliziare il nostro ego, ma che poi ci fa sentire più forti quando siamo in branco e meno soli quando siamo in privato.

E così, di concessione in concessione, improvvisamente scopriamo esterrefatti che tutto è diventato lecito e smart. Anche lo spettacolo del portavoce di un primo ministro che bullizza un giornalista.

Ma di cosa ci indignamo? Dopo aver trattato la scienza con minore considerazione del calcio balilla, di che cosa possiamo ancora stupirci?

Troppo tardi, signore e signori! Dovevamo tutti pensarci prima. Prima di gridare “a lupo a lupo” un giorno sì e l’altro pure, per salvaguardare le rendite “di bottega”, illudendosi di poter rimandare all’infinito i cambiamenti urgenti, convinti di poter dribblare il futuro con la nostalgia di un passato mai esistito, se non nell’odierna, patetica, confusa mitologia tardo-ideologica.

Mentre i saggi, gli esperti, gli avveduti, i capaci, erano impegnati a sistemarsi con elegante manualità il tovagliolo sulle ginocchia, l’estrema destra populista ha conquistato terreno, sul piano culturale ancor prima che su quello politico, arrivando persino a impadronirsi di Pertini, riuscendo nell’impresa geniale di farne una propria icona, attraverso la quale contribuire ad alimentare la bava alla bocca di tutti, senza distinzioni politiche. Tutti sotto la comune bandiera del “gentismo”.

La sinistra ha risposto nell’unico modo che conosce: dividendosi, optando scientemente per l’impotenza. Si è inventata nemici interni e usurpatori per nascondere la propria complice passività e al contempo saziare la propria inguaribile fame d’odio, orfana di Berlusconi.

Oggi tutti sono Federico Merlo, eppure Federico Merlo è solo. Non perché gli siano mancate attestazioni di solidarietà, di stima, di affetto, ma perché è un giornalista. Oggi si è in compagnia solo se si è branco, cioè bestie. Con buona pace dell’Ordine dei Giornalisti e di tutti quelli che, dall’ANPI alla CGIL, dalle grandi firme agli intellettuali, fino a tanti semplici cittadini, appena ieri hanno gridato alla morte della democrazia. Oggi alcuni fanno finta di nulla, altri sobbalzano stupefatti, molti ridacchiano di nascosto,compiaciuti, soddisfatti, percependosi vendicati.

Insomma, Rocco Casalino siamo noi, nessuno si senta escluso! 

 

Mauro Pasquini