E quattro. Viktor Orban conquista il terzo mandato consecutivo con una valanga di voti. Scrive Monica Perosino sulla Stampa:

“Il premier Viktor Orban, l’uomo forte dell’Ungheria, ha ottenuto quello che con così tanta rabbia e determinazione ha cercato: all’inventore della «democrazia illiberale», non bastava una vittoria, cercava il trionfo. E lo ha ottenuto: «È stata una guerra dura, ma abbiamo vinto. Ora possiamo difendere l’Ungheria» ha detto ieri notte di fronte a una folla esultante, che ha ballato ed esultato fino all’alba sulle rive del Danubio. Il premier, ha cantato la «Canzone di Kossuth» e l’inno nazionale, poi ha ringraziato, tra gli altri sostenitori Jaroslaw Kaczynski, presidente del partito polacco Giustizia e libertà e il premiere Morawiecki.

Da oggi potrà di fare il bello e il cattivo tempo in Parlamento. Orban ci era già riuscito nel 2014, ottenendo una maggioranza così schiacciante – anche grazie a una legge elettorale fatta apposta per lui – da controllate i due terzi del parlamento: una strada libera e senza ostacoli per modificare la Costituzione, limitare l’azione dei media «ostili», combattere contro l’Europa dei migranti e innalzare muri al confine, e per far passare molte delle riforme che fanno tremare l’Unione, sempre più preoccupata del vacillante stato di diritto ungherese.”

Otto milioni di aventi diritto, 199 seggi da conquistare, una sola camera. Questi i numeri di una tornata elettorale che ha visto favorito il premier uscente Viktor Orban, attualmente al suo secondo mandato. Campione del nazionalismo e dell’euroscetticismo radicale, ha fatto una campagna all’insegna della lotta all’immigrazione che lo ha portato a parlare di “invasione islamica”. Il suo partito, Fidesz, pratica una politica di supremazia dell’identità nazionale sulle libertà personali. Una strategia che ha pagato in termini di consenso, anche al netto della perdita di voti negli ultimi otto anni. Nel 2010 ottenne il 53%, nel 2014 scese al 45%. Oggi i sondaggi lo danno a circa il 50%. Una strategia che politicamente ricalca lo schema tipico del populismo, in primis di destra, che fa dell’anti-europeismo e della paura contro gli immigrati le loro carte vincenti. In tal senso, sono emblematici la campagna di odio condotta contro George Soros e l’appoggio politico e l’apprezzamento personale di leader mondiali quali Vladimir Putin e Donald Trump.

Mauro Pasquini