E’ vero. I giornalisti non anticipano i fatti. Non li spiegano (spesso). Li raccontano e basta. Giorno per giorno. Quasi senza neanche la memoria del giorno precedente. Piaccia o no, questa è l’informazione del quotidiano. E altro non potrebbe essere.
E così le vicende politiche di questi giorni, riportate fedelmente, ma senza un raccordo con i giorni precedenti, senza inserirli in un quadro d’insieme appaiono ( o possono apparire ) destabilizzanti. Per un’opinione pubblica che non legge ( 5 milioni i lettori di quotidiani di cui circa la metà di giornali sportivi ) e che limita la propria informazione a qiella mezz’ora scarsa di tg evidentemente quel che si riesce a capire è solo il titolo.
Dai titoli si ricava la sensazione, che in breve diventa convinzione, di un Partito Democratico fumoso, rissoso, sperduto, in via di dissoluzione.
Vengono messi in evidenza il disagio di Veltroni, la stizza di Prodi ( ancora convinto di essere il padre nobile del pd e, peggio, di essere un federatore), la frase di Dario Franceschini che ne dimentica la vocazione maggioritaria «Il Pd è nato per unire il campo del centrosinistra non per dividerlo». Unire chi ci sta, ovviamente, non chi ti sputa addosso ogni volta che ci riesce.
Adesso i politicanti, gli sbandati, i timorosi di non essere rieletti, quelli legati all’unica politica che conoscono: lo status quo, agitano il simulacro dell’ex sindaco di Milano, Pisapia come il grande leader di una sinistra-sinistra che non c’è nel paese e che, forse nn c’è mai stata.
E così l’obiettivo è quello di indibolire Matteo Renzi, la sua voglia riformista, il desiderio di cambiamento confermato da quasi due milioni di cittadini che sono andati a votare alle primarie.
I giornalisti non hanno colpe, fanno il loro mestiere. Raccontano il quotidiano, l’oggi. Loro, i cronisti non devono anticipare, confutare, ricordare, paragonare. Questo è il lavoro degli opinionisti, delle cosiddette “firme”.
Ma se i giornali non vengono letti, i tg non hanno tempi e spazi, i dibattiti in tv o sono noiosi o sono costruiti per fare spettacolo con vere ( o finte ) risse. Con veri o presunti esperti, allora cosa resta nella testa e nella memoria del cittadino-utente ? I titoli, appunto. O poco più.
Il paese deve uscire da questo immobilismo che lo ha paralizzato in cui si incrociano paradossi e crescenti diseguaglianze. In cui anche il Papa contribuisce a creare confusione sostenendo che ” le pensioni d’oro” sono un’offesa. Anche se correttamente recepite a norma di legge ? Anche se ottenute seguendo i dettami prescritti ? Chi ha letto tutto il discorso e non solo il titolo alzi la mano.
Si vorrebbe, da parte dei soliti noti, dei politicanti esperti solo di corridoi e monovre e lobby, che i prossimi mesi fossero dedicati a parlare di fumose possibili alchimie e allenze, di chi sta con chi o contro chi. Parlare di fatti, di cose da fare, di riforme da fare o da completare, di lotta alle mafie o all’evasione fiscale da razionalizzare o intensificare, è troppo pericoloso e scivoloso. Si corre il rischio di perdere voti e consensi. E allora facciamo melina, attacchiamo Renzi per dare alla gente che non legge e non si informa un bel capro espiatorio su cui sfogarsi. E amen.