Non ci sono notizie vere e notizie false, perché quelle false non sono notizie. Non ci sono giornali che pubblicano notizie false (chi lo fa non pubblica un giornale), ci sono giornali che sbagliano. E poi ci sono giornali trasparenti e giornali che non lo sono: i primi, se sbagliano, non hanno difficoltà ad ammetterlo, a spiegare al pubblico perché, a correggere gli errori.

Il giornalismo digitale non ha cambiato queste regole – che sono quelle del nostro mestiere da sempre -, però ha allargato a dismisura il mare magnum di quanto viene pubblicato. Mescolando testate giornalistiche e satira, notizie e pubblicità, cultura e gioco. La scelta la fa da sempre il pubblico: questione di fiducia. Satira, pubblicità e gioco non sono contenuti meno nobili di quelli prodotti dall’informazione, sono semplicemente diversi. Il problema è evitare che qualcuno spacci una cosa per l’altra.

Non c’è un’autorità superiore: la certificazione è il prodotto della fiducia reciproca tra le testate che partecipano e di quella concessa loro da milioni di lettori in tutto il mondo. La fiducia nei giornali non ha bisogno di essere ricostruita ma di essere allargata. E gli strumenti per ottenerla, nel mondo digitale, sono aumentati: oggi ci permettono anche di migliorare i contenuti già pubblicati, di produrne altri, di riflettere mentre pr del futuro dell’editoria.