Fake news senza scuse

Nella battaglia della società civile alle fake news dei giornali, è passata in sordina- forse perché siamo oltre i confini nazionali- quella contro lo spagnolo “El Pais”, che peraltro ha riconosciuto pubblicamente di aver sbagliato. Il quotidiano ha pubblicato una foto della folla che si è riversata in strada per partecipare alla prova generale dell’Assemblea Costituente, fissata al 30 luglio. Lo scatto però è stato utilizzato per descrivere “i fiumi di persone” partecipanti al referendum organizzato dall’opposizione conservatrice il 17 luglio scorso, per far cadere il presidente Maduro. Un voto che però, sebbene i media di tutto il mondo ne abbiano riportato l’esito, non è ufficiale e neanche credibile. Stridono infatti il numero di seggi, i tempi e la presunta quantità dei votanti.
La foto quindi serviva in qualche modo a raccontare il referendum come un evento molto sentito da tutto il paese, cosa che non è stata.

Il ministro dell’Informazione venezuelana, Ernesto Villegas, ha pubblicato il tweet del giornale spagnolo in cui si avvertivano i lettori dell’errore. Errore che- sottolinea il giornale- sarebbe stato provocato dall’agenzia di stampa spagnola EFE.

Ma c’è chi ha analizzato in profondità questo episodio, così come molti altri che stanno avendo luogo in Venezuela, la professoressa di Comunicazione Sociale all’Universidad Central de Venezuela Cristina Gozalez. Questa ha dichiarato in un’intervista che l’errore di El Pais è stato un “atto intenzionale” e ha evidenziato come esista una macchina dietro l’informazione venezuelana, che tende a riportare all’estero solo alcune notizie. Solo ed esclusivamente a fini politici. Cristina Gozalez si chiede come farà Mariano Rajoy, primo ministro spagnolo, a continuare a rifiutare il referendum catalano, ora che si è battuto per far valere l’esito del referendum venezuelano, anch’esso “ufficioso”?
Da noi, sia Repubblica che RaiNews hanno ripreso la foto dei El Pais, ma di scuse o di correzioni nemmeno l’ombra.
Dopo il voto del 17, l’opposizione ha lanciato «un ultimatum» al presidente Nicolas Maduro per farlo recedere dal voto del 30 luglio sull’Assemblea nazionale costituente, guadagnandosi l’appoggio di tutta la comunità internazionale.
Tuttavia resta silenziata una parte consistente della partecipazione politica venezuelana, visto il totale oscuramento della simulazione elettorale svoltasi domenica per il voto del 30. Solo il Consejo Nacional Electoral (Cne), dai giornalisti indipendenti e dalle reti sociali, ha registrato una grande partecipazione popolare (quella immortalata nello scatto malinterpretato da El Pais), ma niente è filtrato sui media mainstream.
Ormai la posizione dell’Occidente è chiara, ma quello che in molti non sanno è che tutto ruota attorno alle riserve di petrolio che possiede il Venezuela. Molti politici americani che sono all’interno del governo Trump sono finanziati dalla Exxon Mobile, una delle più grandi aziende petrolifere al mondo, che brama il petrolio venezuelano.